Che fatica, fare un nuovo film su Robin Hood. Ecco, la prima domanda da farsi è: perché? Perché Hollywood ci propina periodicamente Robin Hood? Forse perché, fino adesso è sempre andata bene. Di Robin Hood al cinema ce ne sono stati a bizzeffe, e alcuni, come Erroll Flynn un tempo, o Kevin Costner più di recente, sono rimasti scolpiti nell'immaginario popolare. Stavolta il ruolo dell'arciere tocca a Russel Crowe, e dietro la macchina da presa c'è il regista con cui Crowe ha stretto un sodalizio di lunga durata: Ridley Scott. Dici Ridley Scott più Russel Crowe e ti viene in mente Il Gladiatore. Mica a caso: basta che prendi Massimo Decimo Meridio, togli tunica e calzari, metti l'arco e le frecce, poi lo sposti dal colosseo alle foreste di Sherwood... e il gioco è fatto!
Abbiamo detto che di Robin Hood ce ne sono stati un tot, e allora il regista ha il problema: come distinguersi dagli altri? La soluzione è fare una specie di prequel, un "le origini di Robin Hood", proprio come succede certe volte con i supereroi. Dunque: qui Robin non è ancora Hood, ma un semplice soldato, Robin Longstride, che torna in Inghilterra dopo aver combattuto nelle crociate... solo per scoprire che il nuovo re, Giovanni Senza terra, non è - diciamo - molto abile con la politica. Tant'è vero che: si è fatto soggiogare da un cattivo consigliere; opprime il suo popolo con tasse ingiuste; e dulcis in fundo sta per provocare l'invasione dell'Inghilterra da parte dell'esercito francese.
Dunque c'è un contesto storico ben definito, però solo vagamente ispirato alla verità storica. Quindi che nessuno si lamenti per la poca accuratezza della ricostruzione: questo non è un documentario, ma un blockbuster americano, dove bigger is better.
Il Robin Hood di Scott è lungo (due ore e mezza), chiassoso e molto, molto costoso. Eh già, ci sono voluti un sacco di soldi per mettere insieme tutte quelle scene di massa: eserciti di comparse che si scontrano in battaglie medievali, fra il clangore delle spade e dei martelli, e la musica che incalza. Ci sono un paio di sequenze d'azione che rimangono negli occhi. Se a qualcuno basta. Ma poi, oltre al grande dispendio di risorse rimane ben poco, visto che: i personaggi sono tagliati con l'accett; la trama riesce a essere contemporanemanete sia inverosimile che prevedibile; la sceneggiatura mette in fila una memorabile serie di momenti di umorismo involontario, soprattutto quando vengono descritti i cattivi, cioè i francesi, attraverso stereotipi che se non fossero comici potrebbero pure risultare un po' razzisti.
Molto rumore per nulla in questo nuovo Robin Hood di Ridley Scott, piatto, prevedibile ed emozionante come una partita di bocce la domenica pomeriggio.

