Bisogna ammettere che è difficile fare il regista di culto. Prendiamo il canadese David Cronenberg: lui rappresenta l'essenza del cult, è uno che racconta un certo tipo di storie, con un certo tipo di estetica, un certo tipo di temi, e un pubblico affezionato che lo segue mentre altri solo a sentire il suo nome dicono: ok, questo film non fa per me. Allora, cosa ci aspettiamo di solito da David Cronenberg? Mah, come minimo mostruosità , improbabili mutazioni, mondi che assomigliano al nostro ma che poi si rivelano un bel po' più inquietanti. Insomma, storie strane. E invece, nell'ultimo film di David Cronenberg - sorpresa! - c'è solo gente che parla: non è gente qualsiasi, però. I protagonisti di questa storia, che non è affatto pura fiction come quelle a cui ci ha abituato David Cronenberg, sono nientemeno che i due padri della psicanalisi moderna.
Freud e Jung, il fondatore austriaco della scienza psicanalitica e il medico svizzero che più di ogni altro ha contribuito al suo sviluppo. Siamo all'inizio del ventesimo secolo, e i due cominciano a frequentarsi, a scambiarsi opinioni scientifiche, a discutere delle loro teorie. Ovviamente, si raccontano anche a vicenda i sogni, e ne cercano il significato. Ma fra loro c'è una donna: una paziente di Jung che presto, per il professore, diventa molto più che un semplice caso clinico. (Esatto: la pulsione sessuale ha la meglio.)
La storia è vera, e Cronenberg la mette in scena come un classico dramma in costume, tutto fondato sulla gran sceneggiatura di Cristopher Hampton, che ha già scritto storie simili per il cinema, come Le relazioni pericolose e Espiazione. Dunque, chiaro che una sceneggiatura di questo peso deve essere sorretta da grandi prove degli attori. Per fortuna i protagonisti maschili Viggo Mortensen e Michael Fassbender mettono in scena una relazione credibile e affascinante fra i due giganti della psicanalisi. Anche se poi, la relazione che più attira l'attenzione dello spettatore rimane inevitabilmente quella fra Jung/Fassbender e la bella Sabine interpretata da Kiera Knightley...
A Dangerous Method è un film certamente ben confezionato, ma che rischia di deludere un po' i fan proprio perché si discosta notevolmente da quella che è ormai l'estetica cronenberghiana riconosciuta. Ok, forse non sarà il suo film più riuscito, ma non si può negare che il nostro regista "di culto" abbia avuto un certo coraggio.

