Arte, cine, teatro
27/08/2011
Da vedere: Come ammazzare il capo... e vivere felici
Il cinema visto dalla Smemo. Recensioni di film, telefilm e microfilm

di Michele Rumor

Non è una novità, che gli sceneggiatori di Hollywood prendano spunto da situazioni di vita vera per raccontare nuove storie al cinema. Esattamente quello che succede in uno dei film con il titolo più lungo di quest'anno 2011. Titolo che dice tutto, e trama che lavora sul desiderio omicida provato almeno una volta nella vita da chiunque faccia un lavoro dipendente. C'è da dire che in questo caso, la decisione dei tre protagonisti di uccidere i propri rispettivi tre capiufficio è perfino giustificata: i capi in questione sono indiscutibilmente grandissimi bastardi. E sono anche -effettivamente- le star del film: tre attori di serie A come Kevin Spacey, Colin Farrell e Jennifer Aniston, lo spasso maggiore del film. Si divertono un mondo, e si vede, a recitare rispettivamente la parte del sadico, del tossico tamarro e della ninfomane psicotica (la Aniston. Giuro).

Alle tre star dunque ruoli negativi. I tre protagonisti invece sono comici americani magari meno conosciuti, ma capaci di mettere insieme un gruppo ben costruito: c'è Kurt Buckman, la classica testa calda; Charlie Day, piccolo e nevrastenico; e Jason Bateman, il tipo "normale" che mette in luce la "anormalità" degli altri due. Un casting, insomma, perfetto.
Nonostante questo, il film non sembra mai prendere il volo.

Perché non funziona? Sembra che il regista Seth Gordon (e come lui gli sceneggiatori) abbia paura di spingere sull'acceleratore, di andare troppo oltre. Non tanto nel linguaggio - piuttosto esplicito, a dire il vero - ma nelle situazioni. Ma se vuoi fare una commedia nera non devi avere paura di tirare fuori anche qualche scena sorprendente... almeno un po'!

Come ammazzare il capo e vivere felici ha, se volete, un risvolto sociale: in tempi di crisi, cambiare lavoro è difficile, impossibile. Più facile pensare di ammazzare il proprio capo. Il che allo spettatore interessa fino a un certo punto: quello che vogliamo da una commedia, è che ci faccia spaccare in due dalle risate. Questo fa increspare le labbra, magari ridacchiare sotto i baffi... ma niente di più.

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