Allora, c'è: Vin Diesel, una Porsche GT3 del 2002, una Lexus LFA del 2010, Paul Walker, quattro Dodge Charger del 2011, una Subaru Impreza STI del 2010, Ludacris, The Rock e una Ford Gran Torino del 1966. E Jordana Brewster (che fa sempre la sua figura).
Questa è solo una piccola parte del cast di Fast & Furious 5, per gli amici Fast Five, ultimo capitolo dell'unica saga dove le auto sono protagoniste tanto quanto gli attori. E dove probabilmente le auto recitano anche meglio, fra l'altro. Ma chi se ne frega, almeno finché il numero 5 è più rumoroso, spettacolare e stupidamente divertente del 4.
Stupidamente divertente, già . Ma non è che voglio avvisare gli intellettuali che non troveranno alti contenuti culturali, in questo film: è ovvio e non interessa a nessuno, come non interessa a nessuno sapere che effettivamente i fatti narrati in questo Fast Five sono cronologicamente precedenti a quelli di Tokyo Drift, il terzo episodio uscito nel 2006. L'importante è sapere tre cose: 1) Vin Diesel è di nuovo il capo della banda, è balordissimo e ha un pacco di auto che noi mortali non ci possiamo neanche sognare 2) Vin Diesel è a Rio de Janeiro 3) Vin Diesel finirà per fare a pugni con nientemeno che The Rock.
Fast & Furious 5 riesce nell'impresa di divertire per l'ennesima volta il suo affezionato pubblico, spostando leggermente il centro dell'attenzione dalle solite gare clandestine a una vicenda mooolto simil-Ocean's Eleven: Vin Diesel mette insieme un dream team di balordi per rapinare il più ricco mafioso di Rio de Janeiro. Quindi deve sfuggire alla polizia (come al solito), ma pure a tutti i più pericolosi gangster brasiliani. Se a qualcuno sembra di averla già sentita, questa storia, probabilmente non si sbaglia. Ma non avrà certo tempo di pensarci su, perché distratto dall'azione assurda che si svolge senza soluzione di continuità sullo schermo e non contempla leggi logiche né fisiche, con protagonisti potentissimi e immortali che non sono più persone, ma fantasie adolescenziali in carne e ossa.
Vin Diesel si candida con questo film al trono di Stallone e Schwarzenegger: dice si e no una dozzina di battute, otto delle quali coperte da sgasate, sgommate e esplosioni. Va bene così, con il regista Justin Lin gioca ironicamente con i cliché della serie, e scalda i motori per l'ormai inevitabile sesto episodio.

