Arte, cine, teatro
24/08/2011
Da vedere: Kung Fu Panda 2
Il cinema visto dalla Smemo. Recensioni di film, telefilm e microfilm

di Michele Rumor

Il primo Kung Fu Panda è stato una delle più piacevoli sorprese della stagione cinematografica 2008. Ambientato nell'antica Cina, raccontava la storia di un giovane e pacifico animale mangia-bambù che si trasformava da pigro ciccione senza arte né parte a maestro di arti marziali, e riusciva così a salvare la sua valle dai cattivi. Il cambiamento da zero a eroe era il cuore del film. Nel sequel questo tema non può più essere sfruttato, perché il grasso panda Po è già un eroe, la sua vita è già cambiata. Eppure, qualcosa è rimasto in sospeso, qualcosa con un nome che sembra la copertina di un fumetto: le origini del kung fu panda.

Già, perché il protagonista, ha un padre-oca. Non nel senso che è stupido: è proprio un'oca. Ed è facile capire che biologicamente è difficile che un'oca possa essere papà di un panda. Dunque Po potrebbe (solo un ipotesi) essere stato adottato... Il movimento della storia, insomma, è chiaro: se nel primo film il giovane Po era cresciuto, diventando uomo (pardòn, panda adulto), in questo sequel dovrà riscoprire le sue origini, le sue radici, per trovare finalmente la pace interiore. Intanto, naturalmente, nuovi pericoli minacciano lui e l'intera Cina...

Il tema fondamentale di Kung Fu Panda 2, oltre che il citato rapporto con la famiglia (un classico di tutti i cartoni animati), è il progresso. Nel mondo dell'antica Cina arriva un'invenzione che rischia di cambiare il mondo: le armi da fuoco, contro cui anche il più grande maestro di kung fu sembra impotente. Lo scontro fra le arti marziali e le nuove armi da fuoco è quello fra due visioni della vita, una pacifica e in armonia con la natura, e l'altra fatta di sopraffazione, velocità, ambizione, ricerca del potere, insomma di quella roba che rischia di consumare le nostre anime.

Kung Fu Panda 2 sarà pure ispirato a film di arti marziali degli anni Settanta fatti con due soldi, ma il risultato è tutto il contrario: un film ricco, sempre curato, elegantissimo e affascinante dal punto di vista visivo. Insomma, ottimo lavoro da parte della regista Jennifer Yuh Nelson, la prima donna a dirigere un film d'animazione di Hollywood. E anche se il finale è più che prevedibile (viene svelato nei primi 5 minuti del film) non importa. Perché, dice il saggio: "L'importante non è la destinazione, ma la strada che si percorre".

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