Arte, cine, teatro
19/06/2011
Da vedere: X-Men: L'inizio
Il cinema visto dalla Smemo. Recensioni di film, telefilm e microfilm

di Michele Rumor

Un importante discorso alla nazione del presidente americano John Fitzgerald Kenendy, tenuto nel 1962, è uno dei punti centrali in un film di supereroi. Davvero. Trattasi dell'ultimo film dedicato agli X-Men, i super-mutanti della Marvel, da sempre fra i personaggi più noti e popolari del fumetto americano, arrivati ormai al quinto adattamento cinematografico.

X-Men: l'inizio è già avviato a diventare, come gli altri precedenti, un successo mondiale. Ma stavolta c'è qualcosa di diverso: soprattutto la storia, ambientata non nel nostro presente, ma in un passato passato da cinquant'anni. Siamo infatti in piena guerra fredda, che nell'universo Marvel corrisponde al momento in cui i mutanti muovevano i primi passi sulla Terra. E così storia vera e finzione supereroica si incontrano.
Protagonisti di questo prequel degli X-Men diretto dal regista inglese Matthew Vaughn sono Il Professor X (Charles Xavier, che noi conosciamo come il vecchio e saggio mentore dei mutanti) e la sua nemesi, il supercriminale Magneto. I due sono qui solo giovani mutanti che stanno cercando la loro strada, e addirittura si alleano contro un comune, pericoloso nemico.

Eppure, non è questo scontro, il punto centrale del film: dietro ai roboanti scontri fra superuomini - comunque presenti, ci mancherebbe - si nasconde una riflessione sulla diversità. I mutanti si troveranno infatti a dover decidere quale sarà il loro ruolo nel mondo, e il loro rapporto con gli umani "normali". Meglio cercare di nascondersi fra i normali, rinnegando così la propria natura superiore, oppure affermare questa superiorità, anche se ciò significa - come direbbe Luke Skywalker - abbracciare il lato oscuro della forza?

Forse X-Men: l'inizio deluderà un po' i fan integralisti del fumetto, perché mischia cose prese un po' qua e un po' la in mezzo a cinquant'anni di storie Marvel. Atteggiamento che potrebbe essere considerato irrispettos, e invece è quello giusto per costruire un racconto nuovo, che può essere apprezzato da tutti, anche da quelli che non hanno letto neppure un giornalino da piccoli. Strano però che la cura dell'approfondimento psicologico dei personaggi sia maggiore rispetto a quella messa negli effetti speciali, che a volte fanno uno stonato effetto b-movie.

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