Quante volte avete (o non avete) comprato un libro soltanto perché vi piaceva (o non vi piaceva) la copertina?
Non c'è nulla di cui vergognarsi, intendiamoci, è un comportamento che viene del tutto spontaneo: il rischio, semmai, è quello di prendere delle fregature con la copertina stupenda e perdere dei capolavori con la copertina orrenda. Se è vero che «Anche l'occhio vuole la sua parte» ma che «L'abito non fa il monaco», insomma, è ancora più vero che «Non si giudica un libro dalla copertina», come recita il claim di una singolare e inedita - per l'Italia - iniziativa tenutasi lo scorso sabato a Torino e promossa dal locale Comitato All Different All Equal all'interno della kermesse del Gay Pride: "La Biblioteca Vivente".
Il meccanismo è identico a quello di qualsiasi altra bibilioteca: si sceglie un titolo da un apposito catalogo e si aspetta che l'incaricato vada a prenderlo. Ma proprio all'atto della consegna arriva il colpo di scena: il titolo corrisponde non ad un libro cartaceo, ma ad una persona in carne e ossa, o meglio: al "romanzo" della sua vita. Non una recita a soggetto né una simulazione da reality, ma - molto più semplicemente - un racconto di se stessi e della propria esperienza, meglio ancora se distante anni luce da quella del lettore/interlocutore di turno.
La formula originale della "Living Library", infatti, è stata elaborata in Danimarca nel 2000 allo scopo di avvicinare tra loro le persone facendo crollare, attraverso l'uso della dialettica (e, dunque, della narrativa) e del contatto fisico, le barriere sociali, culturali e razziali che provocano ogni giorno i climi di pregiudizio e di tensione a cui siamo, ormai, tristemente abituati.
All'insegna del motto «A stranger is a friend you haven't met yet», «Uno straniero è un amico che non hai ancora conosciuto», l'idea della "Living Library" si è diffusa a macchia d'olio in tutta Europa, trovando sostenitori e 'praticanti' anche in Norvegia, Ungheria, Islanda, Finlandia, Svezia e, finalmente, in Italia, dove l'esperimento del 30 giugno verrà replicato sempre a Torino durante Melting Box, la Fiera Internazionale dei Diritti e delle Pari Opportunità per Tutti, dal 22 al 24 ottobre prossimi.
Un progetto che, inevitabilmente, richiama alla memoria la popolare immagine degli "Uomini-Libro" creati da Ray Bradbury nel 1953 per il suo capolavoro Fahrenheit 451, con la differenza che lì le persone imparavano e tramandavano i libri per preservarne il ricordo e salvarli così, virtualmente, dal rogo, mentre nel caso della "Living Library" è il "libro stesso" - per così dire - che si racconta da solo.
Allestire una "Biblioteca Vivente" non è un'operazione complessa, anzi: è sufficiente condividerne e sottoscriverne le finalità (dare visibilità ai diritti delle persone e delle minoranze attraverso le loro testimonianze e denunciare apertamente le varie forme quotidiane di odio e intolleranza) e trovare un evento di più ampia portata - un Festival, per esempio - disposto ad ospitare e a patrocinare la "Biblioteca" senza scopo di lucro. Gli orari medi di "lettura" possono andare dai 20 ai 45 minuti e non deve esserci limite di età nel concedere un "prestito".
Tutto, insomma, è accuratamente pianificato e regolamentato, a conferma di come la "Living Library" non sia un'attrazione da sagra paesana ma un vero e proprio nodo di scambio culturale a tutti gli effetti.
E in un momento in cui si teme (o si registra) la progressiva disaffezione dei giovani verso la carta stampata, rinnovare l'idea di "libro" senza affidarsi necessariamente a bit, click e chip potrebbe rivelarsi una delle chiavi di volta per tornare a stimolarne gli interessi culturali e contribuire così, implicitamente, a salvare dall'oblio o dalla scomparsa anche l'editoria tradizionale...
Per approfondimenti e documentazioni:
- www.tuttidiversituttiuguali.it
- www.eycb.coe.int

