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12/07/2007
Il mondo sospeso
Una parete che diventa un pavimento. Una finestra che diventa una botola. Il vuoto e lo spazio che diventato quinte. L'ennesimo sport estremo da "Real Tv"? No, un'originale forma di Teatro messa in scena dalla compagnia eVenti Verticali...

di Antonio Incorvaia

Il Teatro è, da sempre, una delle espressioni artistiche che più si presta alla ricerca, alla sperimentazione e alla contaminazione di genere. Per quanto eccentriche o, talvolta, bizzarre, nessuna di queste contaminazioni ha tuttavia mai provato ad avvicinare o a 'sfidare' il concetto di Verticalità non in quanto 'muro' o 'barriera di delimitazione', bensì in quanto - paradossalmente - superficie su cui muoversi, agire/interagire e recitare esattamente come se fosse un piano orizzontale.
Nessuna prima del Teatro Verticale ideato da Luca e Andrea Piallini, nato proprio dalla voglia di ampliare e superare i limiti fisici del Teatro tradizionale e di strada esibendosi perpendicolarmente su campanili, edifici storici e scogliere. E proprio per capire meglio in cosa consiste e quali sviluppi può avere il Teatro Verticale, abbiamo deciso di parlarne direttamente con Luca...

La prima domanda è obbligata: come siete pervenuti, tu e Andrea, a sviluppare la vostra ricerca in direzione di un Teatro Verticale?
"Andrea ed io abbiamo cominciato ad arrampicare fin da bambini: l'approccio con la sensazione del vuoto e con la verticalità è iniziato lì. Poi abbiamo seguito un percorso di teatro tradizionale e di strada e un giorno, durante la prova di uno spettacolo che prevedeva la discesa da un palazzo, abbiamo provato ad eseguire dei movimenti che ci portavano a rimanere entrambi sospesi in aria. È stato in quell'occasione che abbiamo realizzato come anche in parete possa crearsi una relazione tra le persone, e da allora ci siamo concentrati sul darle una forma e un'identità, lavorando in particolare sull'inganno prospettico derivante dal concepire il verticale come orizzontale e viceversa: un muro diventa un pavimento, una finestra diventa una botola, una statua diventa una figura stesa, e noi nel frattempo ci muoviamo con il corpo parallelo al terreno. Il nostro obiettivo è quello di far dimenticare al pubblico che siamo comunque legati da una corda e di dare la sensazione che i nostri gesti siano il più spontanei e naturali possibile".

Esiste, in Italia e all'estero, una tradizione in questo ambito a cui vi siete in qualche modo ispirati e con cui vi siete confrontati, o si tratta piuttosto di una vostra esperienza personale e originale?
"Lo spazio verticale e gli effetti della gravità sui movimenti hanno iniziato ad essere indagati dalla Danza già a partire dagli Anni '70, ma quello che noi stiamo elaborando è uno studio da attori nell'ambito del Teatro. Da questo punto di vista sì, si tratta di una ricerca originale. E tanto più perché ogni nostro spettacolo cambia in relazione allo spazio su cui lo proponiamo, cambiano i movimenti, cambiano le sensazioni, cambiano le componenti e gli accessori che utilizziamo. Coordinare e diversificare i nostri gesti tra di noi in relazione alle strutture a cui ci appoggiamo e ci sospendiamo è sicuramente una sfida faticosa, ma anche molto intrigante e stimolante".

Come curate la preparazione dei vostri spettacoli? Immagino che la cosa più difficile per voi sia trovare degli "spazi di prova" e che, di conseguenza, gran parte del lavoro venga fatto a tavolino...
"Esatto. Finora, abitando in Sardegna, ci siamo sempre esercitati su falesie naturali e pareti rocciose, ma sono condizioni molto differenti da quando, poi, ci troviamo ad esibirci su un campanile o sulla fiancata di una nave. Certo, servono a prendere sempre più confidenza con i movimenti e aiutano a scoprirne potenzialità specifiche sempre nuove, ma le fasi più importanti dello studio di un nostro spettacolo sono quella a tavolino, appunto, e poi le giornate di 'prove generali' vere e proprie in loco, dove vengono collaudati e perfezionati anche i dettagli relativi alle luci e alla musica, che in alcuni casi è suonata dal vivo..."

Una delle componenti principali del Teatro è l'espressività del volto, oltre che del corpo. Nel momento in cui voi vi esibite a svariate decine di metri di altezza, come compensate l'impossibilità che il pubblico ha di vedere distintamente i vostri volti? E quali sono, a questo punto, le componenti che rendono il vostro Teatro Verticale una forma di Teatro a tutti gli effetti?
"È vero che nel Teatro Verticale viene a mancare la dominante espressiva del volto rispetto al Teatro Tradizionale, così come viene a mancare anche quel contatto fisico con il pubblico tipico del Teatro di Strada. Noi cerchiamo di compensare questi due limiti dando uno slancio molto più marcato all'espressività del corpo e, naturalmente, evitando comunque di esibirci ad altezze troppo elevate. In effetti, il motivo per cui il nostro è Teatro a tutti gli effetti è non è semplicemente 'arrampicare' o 'praticare uno sport estremo': è la compresenza di una identità spaziale molto forte e molto connotata e di una caratterizzazione solida dei personaggi che proponiamo e delle loro relazioni reciproche".

Un'ultima domanda: se qualcuno, affascinato da questa disciplina ancora agli albori, avesse voglia di intraprendere la vostra stessa strada, quale tipo di iter formativo può o deve imboccare?
"In primis direi un corso di arrampicata, anche non avanzato, ma che serva a prendere confidenza con l'altezza, a fare i nodi alle corde, ad agganciare i moschettoni e così via: non bisogna dimenticare che la sicurezza viene prima di tutto e che bisogna padroneggiare tutte le misure di precauzione possibile. Poi sviluppare una tecnica teatrale individuale, non accademica, che possa poi tradursi in movimenti e relazioni. E armarsi di motivazioni e intraprendenza personali come abbiamo fatto noi, quando, al momento di dedicarci completamente a questa disciplina, ci siamo un po'... lanciati nel vuoto!"

Prossime date:
15 Luglio - Diga di Ridracoli (FC)
17 Luglio - Villanova (BR)
20/21/22 Luglio - Trani

Per approfondimenti, media e calendario degli spettacoli: www.eventiverticali.com

E tu cosa ne pensi?
Conosci anche tu forme di Teatro o espressioni artistiche poco note e non convenzionali che meritano di essere trattate e valorizzate in questo spazio? Inviaci suggerimenti e documentazioni all'indirizzo redazione@smemoranda.it o vieni a segnalarli nel nostro Forum!

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