Dall’altra parte.
Era estate, una di quelle estati che si sognano, calde, senza pioggia, con un cielo così terso che gli occhi avidi si riempiono d’azzurro il più possibile.
Ero piĂą giovane ed il mio animo spensierato, piĂą spensierato di adesso.
Avevo una storia che stava finendo, una moto, tanti amici, una famiglia, una bella famiglia ed un sacco di incertezze che mi rendevano sicura.
Un concerto, la musica, il vento caldo, l’aria profumata…due occhi.
D’improvviso tutto acquista un altro senso, l’ansia, il cuore che batte, la voglia di averla addosso, la consapevolezza di aver trovato quello che cercavo da tempo indefinito.
Parole, parole che corrono veloci sopra le ore ed i giorni, parole che sfidano l’impossibile, che alimentano il sogno, che escono leggere e divertite, che giocano felici e irresponsabili. Baci, baci troppo dolci e intensi, bugiardi e convinti, forti e presuntuosi; l’amore che travolge tutto, che rende egoisti e superbi, che scivola dentro ogni cosa cambiandone gli aspetti, era mio, il mio amore, tesoro prezioso.
Nessuna possibilitĂ di errore nel mio animo, malgrado chi mi amava mi avesse avvertito.
Ed ecco velocemente tutto che muta. Una nuova casa, una nuova cittĂ , nuove strade, nuovi odori, un nuovo lavoro, nuovi volti ed il mio amore, dentro, al fianco, intorno a me.
Proseguiva la mia vita tra sorriso, fantasia e leggerezza.
Poi d`un tratto qualcosa si insinuò nella mia storia.
Odiavo le droghe, le trovavo stupide, irrilevanti. Il mio ego accettava qualche canna, qualcuno che una volta all’anno mi raccontava improbabili situazioni vissute grazie alla famosa polvere di stelle, ma nulla di più. Così, quando mi resi conto che il vizietto del mio amore andava al di là dell’ogni tanto era già troppo tardi.
Il mio sogno era diventato di colpo un incubo. Grigio come l’inverno appena arrivato, freddo, ostile, ventoso, con quell’aria gelida che ti immobilizza e non respiri più.
Tutto era di nuovo cambiato, il mio animo era pervaso da paure, di ansia cattiva che ti mangia lo stomaco. Mi ritrovai in un attimo in un mondo che non mi apparteneva, che non conoscevo, che non volevo.
Mi ritrovai in squallidi parcheggi, con squallide persone che mi domandavano –e tu non vuoi?- e il mio no educato avrebbe voluto uscire sotto forma di poderoso pugno.
Mi ritrovai in sporche viuzze a comprare qualcosa di ancora piĂą sporco, da mani assetate di soldi che bevevano da pozzi incoscienti, tristi, soli e forse inconsapevoli.
Cominciò una guerra. Il mio cercare che smettesse ed il suo cercare di smettere.
Il mio amore d’un tratto era irriconoscibile. I suoi occhi così dolci e belli si erano trasformati in vuoti specchi di nulla, il suo animo era diventato aggressivo, paranoico e violento.
Ed io subivo.
Incosciente anch’io non avevo capito la complessità della cosa.
I giorni si trascivano lenti tra un litigio ed un altro, insensati come la vita che stavamo facendo.
Ed ogni urlo, ogni schiaffo erano ferite, ferite profonde che non sarebbero più guarite, ma io ancora non lo sapevo e continuavo ad andare avanti, aggrappandomi al mio amore, quell’amore che ancora nella mia mente poteva distruggere tutto, poteva salvarci da un mondo assurdo ed insensato, poteva essere più forte di qualsiasi cosa.
Le sue difese, le menzogne che raccontava a se stessa, le mie scenate, le lacrime, le notti ad ascoltare il suo cuore con la paura che si fermasse, il mio dover accettare il suo non sguardo soddisfatto. I giorni passavano e le cose cambiavano e io piano piano cambiavo. PiĂą lei ne veniva fuori, piĂą io me ne allontanavo, sempre piĂą stanca.
Il mio amore, dov’era il mio amore, dov’era l’estate, quell’estate lontana.
Il mio animo non ha retto, non è stato abbastanza forte per me e per lei, ha mollato e fatalità proprio quando davvero ne prendeva poca.
Adesso mi chiedo perché e comprendo che tutte quelle ferite sanguinano ancora, indelebili dentro di me e quando la incontro e sul suo naso c’è quella macchietta bianca mi rendo conto che il mio universo non è e non è mai stato il suo, e che il nostro amore era soltanto il frutto di un’eclisse tra due pianeti troppo lontani.
.

