Ci piace
25/06/2008
Tanto la noia è sempre la stessa
Il racconto della settimana

di Michela Nieri

Ho ventotto anni e mi chiamo Fabio. Tra cinque minuti sarò in via cavatori, in fondo al parcheggio dove il mio amico Alì che ho chiamato prima mi porterà ciò che solleva le mie serate.
Ho cinquecento euro in tasca, veramente ne ho cinquecentoquaranta, ma me ne serviranno solo cinquecento. Ne prendo dieci, ho appuntamento al bar dopo con Igor, Ale e il pazzo del Gianga.
Sto ascoltando i Subsonica e sono annoiato come ogni venerdi.
Anche lei mi ha lasciato lo scorso venerdi, dopo un anno che diceva di amarmi. Mi ha detto che non ne poteva più di me, dei miei amici e delle mie storie del cazzo, che è ora che cresca e che devo avere rispetto delle persone che mi vogliono bene.
Io me ne fotto, che ne vuol sapere lei delle cose, si sente tanto ganza solo perché è iscritta a psicologia ed io invece faccio l`impiegato al comune, ufficio catasto, sportello cinque.
La mia vita va bene così, tanto la noia è sempre la stessa, qualsiasi cosa tu faccia.
Questo viale non finisce mai, che palle.
I miei sono delusi, glielo leggo in faccia, ogni volta che apro la porta alle cinque del mattino, e vedo mia madre che dal divano si sposta al letto, spegnendo la luce, senza ormai dirmi più nulla.
Stasera andremo dal Griffo, ci tireremo su il primo mezzo a testa, si berrà qualcosa discutendo sul misero stipendio che prendiamo e su questi sporchi extracomunitari che stuprano le donne e poi si finirà a ballare a qualche festa, magari si imbarca anche qualcuna.
Porca puttana, dovevo girare a sinistra, uffa, sbaglio sempre strada, eppure ci vengo ogni fine settimana, va beh mi giro qui.
Eccolo li Alì. Che faccia da stronzo che ha, marocchino di merda. Se me ne da meno anche stasera m`incazzo e torno da Mohamed, che almeno non puzza.
< ciao fratello, come và?> <bene, ce l`hai?> <tranquillo fratello, tu ce l`hai la grana?> < ovvio> < ok, dai che te la faccio assaggiare, esce direttamente dal culo di mio cugino che è atterrato oggi> <che schifo><tranquillo fratello era in ovuletti ben chiusi>. Madonna se è buona. Questo stronzo di marocchino vorrà di più, ma io non glieli do. <hai sentito fratello? Per questa sono settanta, è troppo buona> ma si che cazzo alla fine gliene ho dati sessanta, se no come facevamo stasera, ormai è tardi, e comunque è davvero buona. Adesso volo dal Griffo, se solo sto coglione di vecchio muovesse il culo. Ecco i miei amici< Fabio il bagno è rotto><allora prendimi una birra e montate> facciamo il giro dell`isolato, Gangia tira fuori il cd e prepara le righe. Non hanno il tempo di lamentarsi per i soldi, perché va su che è un piacere e non si azzardano a dire nulla.
Metà è già andata, torniamo al Griffo e ci sgoliamo un po’ di birre. È mezzanotte, dai che c`è una festa al Pachaniga. Stiamo volando, siamo sulla romea, madonna come sono tutti imbranati a correre, non c`è quasi nessuno e non vanno a più di cento. Che palle e poi dicono che i ragazzi corrono troppo, forse sono loro che corrono troppo piano.
Solita gente. Facciamo un paio di volte su e giu dal bagno, il butta fuori rompe un po’le palle, va beh, non vogliamo storie così gliene regaliamo un pezzo.
La musica è forte, io mi sento bene, troppo bene. La mia insicurezza scivola portata via dalle note. E non penso praticamente a nulla se non a fare il ganzo con i miei amici. Guardo le tipe che mi guardano, in fondo non sono male e questi jeans di D&G mi stanno troppo bene. La tachicardia aumenta ma la bianca è finita, non mi resta che bere.
Sono le quattro e mezza ormai il locale è quasi vuoto, io e il Gianga andiamo a recuperare Igor che sta litigando con una tipa che non ho mai visto, mentre Ale è al banco che fa lo stupido con la barista.
La Romea è identica a prima, quasi vuota se non per qualche sfigato che starà andando a fare il turno in fabbrica. Arriviamo da Griffo, ci fumiamo l`ultima e ci salutiamo < ciao raga, ci si vede domani> < notte, a domani>.
Apro il portone, sono ormai le cinque e mezza, mia madre non mi saluta nemmeno, vedo la sua sagoma che si alza dal divano, spenge la luce e si dirige verso la camera da letto.
Entro in bagno, mi guardo allo specchio e penso: “la solita serata di merda, speriamo che domani sia meglio, anche la bambaâ€.
Poi, se volete saperla tutta, sono morto.

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