C’è sempre qualcosa di torbido nelle copertine dei cd targati Blonde Redhead, gruppo nippo-italiano con base a New York. E anche nel loro modo di proporsi, suonare, cantare… Sì, la bella Kazu Makino e la sua voce ipnotica mi turbano, come certe foto con i gemelli Pace e lei che sembrano uscire da qualche buon film di Peter Greenaway.
23 non è da meno, anche se, lo dico subito, non mi inquieta tanto come il precedente Misery Is a Butterfly: sembra un disco incapace di decollare.
Certo, ci sono buoni momenti, come la canzone che ha dato il nome al disco (pare per motivi scaramantici: la Makino abita al numero 23, nella 23esima strada…) con una batteria implacabile ad accompagnare in un crescendo erotico la voce di lei, o Heroine, con la voce di un robot che si confonde con quella eterea della ragazza, o Publisher, pezzo molto blonderedheadiano, dove canta Amedeo Pace (come in soli altri due pezzi), ma nel complesso sembra un disco di pop debole, con pochi momenti alti.
Forse, dopo un centinaio e passa di ascolti del cd, m'innamorerò di 23 come dei precedenti lavori del trio, o forse rimarrà solo un Blonde Redhead minore, di sicuro quella tennista con quattro gambe m’incuriosisce. Sembra uno di quei disegni dal duplice significato, ma non riesco a capire quale…
Blonde Redhead, 23 – 4AD, 2007
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