Sarebbe davvero bello poter recensire un nuovo album di Britney Spears - nella fattispecie questo album, che segna il suo ritorno alla musica dopo anni di problemi di ogni genere e che molti dei suoi stessi fans avevano perso ogni speranza di vedere mai pubblicato - concentrandosi esclusivamente sulle canzoni e tralasciando ogni genere di gossip e di retroscena. Ma è stata proprio Britney a voler dare di sé un'immagine da «animale da palcoscenico» soprattutto fuori dal palcoscenico, mescolando vizi privati e pubbliche virtù fino a farli diventare una cosa sola: un enorme (e spesso indigesto) omogeneizzato di presenzialismo quotidiano che, pur facendo precipitare le sue quotazioni come persona, ha fatto però lievitare le sue azioni come personaggio, traducendosi quasi sempre nel miglior marketing possibile per promuovere dischi, tour, profumi e quant'altro.
Che in tutto questo ci sia lo zampino premeditato dei suoi agenti, dei suoi produttori e della stessa Britney o che si tratti realmente di "vita spericolata" portata agli eccessi poco importa: quando ci sono di mezzo dei bambini (e ce ne sono di mezzo due), né l'una né l'altra ipotesi possono essere minimamente giustificate e/o condonate. Ed è per questo che riesce quasi impossibile iniziare ad ascoltare Blackout senza farsi scorrere davanti agli occhi tutto quello che Britney ha detto, fatto e rappresentato negli ultimi anni e che, a cominciare dal titolo e dal 'singolare' incipit «It's Britney bitch» del singolo apripista Gimme More, è puntualmente riflesso e trasposto in ogni traccia dell'album. Album che, a dispetto dei primi entusiasmi internazionali raccolti in Rete, suona più come un testamento che come una rinascita e che - «maturità » a parte (ma rispetto a cosa si può dire che Brit sia davvero «maturata»?) - della cheerleader sbarazzina di Baby One More Time e della go-go girl autoironica di Oops! I Did It Again non conserva più nemmeno il ricordo.
La prima sensazione, e sottolineiamo «sensazione», è che Blackout sia stato registrato così precipitosamente da non aver neppure trovato il tempo di cambiare la base strumentale tra un pezzo e l'altro (oltre che di provare le coreografie, vedi esibizione agli MTV Music Awards). A parte una manciata di eccezioni - Heaven On Earth, tipicamente Anni '80, Ooh Ooh Baby, il cui inciso richiama in modo esplicito quello di Happy Together dei Turtles, e l'allegra marcetta di Toy Soldier -, infatti, le sonorità sono più o meno le stesse in tutte le tracce: c'è più r'n'b che pop e ci sono più fx che musica, nel segno di una evidente continuità con il precedente In The Zone.
Ai fans di Britney, immancabilmente, piacerà tantissimo. Prova ne siano i 59 commenti con voto medio 4 stelline e mezzo su 5 già lasciati fino ad oggi su iTunes all'indirizzo di Gimme More, peraltro uno dei brani più orecchiabili dell'album e giustamente prescelto per fargli da aperitivo.
Se abbia i requisiti per piacere anche a qualcun altro, però, è un'autentica incognita. I sospiri e il vocoder esasperati di Piece Of Me stancano più o meno dopo 30 secondi; Radar e Break The Ice sono sentite e risentite mille volte (Beyoncé, Jennifer Lopez, Janet Jackson, Rihanna, Jamelia e via di seguito...); Get Naked è niente di più e niente di meno che una variazione sul tema Gimme More; Freakshow - è stato giustamente osservato - è fin troppo simile a Rudebox di Robbie Williams (e, visti i risultati di Rudebox, non è un merito); Hot As Ice ha un ritornello di sufficiente presa ma una strofa del tutto dimenticabile; Perfect Lover è un concentrato dei due dischi da solista di Gwen Stefani, "Tic Tac" filastroccato compreso; Why Should I Be Sad è una ballad made in Pharrell che non decolla mai e che si trascina priva di variazioni e di impennate per 3 minuti e 10 secondi.
Restano, per l'appunto, gli intermezzi piacevoli di Heaven On Earth e Ooh Ooh Baby, magari sviluppando qualche intuizione in più attraverso opportuni e auspicabili remix, ma nel complesso Blackout è semplicemente un prodotto come tanti (pure troppi) attualmente in commercio, che segue le tendenze pretendendo di proiettare su Britney un'anima black che non le appartiene e, per forza di cose, non le apparterrà mai.
Forse Brit si mangerà le mani per aver rifiutato Umbrella, inizialmente proposta a lei prima ancora che a Rihanna, o forse Gimme More funzionerà talmente meglio da cancellare ogni rimpianto. Certo è che, per l'ennesima volta, il successo commerciale di un suo disco sarà legato molto di più alla sua capacità di far parlare di sé anziché delle sue canzoni...
Sito Ufficiale: www.britneyspears.com

