Musica e Libri
10/10/2007
Canadians, talenti in fuga "andata e ritorno"
Esplosi all'estero grazie ad un'apparizione nel programma a stelle e strisce ProjectMyWorld (ma non solo), i veronesi Canadians hanno appena pubblicato il loro debut album "A Sky With No Stars", di cui ci svelano dettagli e curiosità...

di Antonio Incorvaia

Si parla tanto, oggi, di «fuga di cervelli» e di persone che riescono ad emergere più facilmente al di fuori dei confini italiani di quanto non succeda loro in patria, e i Canadians, per certi versi, non sono un'eccezione: partendo da Verona, hanno trovato ampia visibilità in Inghilterra grazie alla prestigiosa rivista specializzata NME ed ancor più in America grazie alla trasmissione televisiva ProjectMyWorld. Oggi, forti di questa esperienza internazionale, i Canadians si riaffacciano sul nostro mercato con il loro album d'esordio A Sky With No Stars, divertente miscela di sonorità indie, psichedelia e surf Anni '60 per chi pensa che il rock non debba essere sempre e necessariamente "duro e puro".
E dopo avervi segnalato il disco qualche settimana fa in coincidenza con la sua uscita ufficiale, lasciamo ora la parola a Massimo Fiorio, bassista della band, per farci svelare qualche ulteriore curiosità del "dietro le quinte"...

Per prima cosa, per presentarvi a chi magari ancora non vi conosce, descrivi la vostra musica senza utilizzare etichette o appellativi di genere bensì unicamente aggettivi e suggestioni che facciano parte della sfera emotiva...
Penso che l'immagine che rappresenta meglio di qualunque altra la nostra musica sia quella di una fotografia di una spiaggia in inverno: un tipico paesaggio estivo, quindi, immerso in un'atmosfera che è il suo esatto opposto...

Questa coesistenza di elementi così diversi tra loro, in effetti, è immediatamente percepibile in tutti i brani del vostro album, dove il rock si mescola a chorus Anni '60 e dove si percepisce una grande varietà di sonorità ed influenze. Che genere di aspettativa o di idea vi siete fatti, quindi, riguardo il possibile target di A Sky With No Stars?
Sinceramente, nessuna in particolare e, comunque, nessuna in qualche modo studiata o pianificata: suoniamo la musica che piace a noi nel modo che ci viene più spontaneo e senza seguire particolari stereotipi di genere. Ai nostri live vengono moltissimi ragazzi che, probabilmente, ritrovano nelle nostre canzoni melodie che si avvicinano a quelle più attuali, così come anche moltissimi magari meno giovani che, invece, riescono a cogliere meglio tutti i riferimenti al passato ai quali ci ispiriamo. Direi che non abbiamo un pubblico omogeneo ed uniforme, e questo ci fa ancora più piacere perché significa che riusciamo a comunicare a quante più persone possibili...

Quando presentano gli artisti emergenti, i giornalisti - parlo anche in prima persona, purtroppo - hanno il pessimo difetto di trovare subito analogie con riferimenti di successo, come se necessariamente ciascuno fosse un «nuovo qualcun altro». A tale proposito, c'è qualche band a cui vi piace o vi piacerebbe essere paragonati e a cui non vi piace o non vi piacerebbe affatto?
Beh, ci sono artisti che per noi sono modelli dichiarati, come i Beach Boys e i Grandaddy, ed essere paragonati a loro non può che renderci orgogliosi, benché poi, per molti versi, le nostre produzioni siano evidentemente diverse dalle loro. Per lo stesso motivo, non penso che ci siano termini di confronto che potrebbero infastidirci, a meno che - ovviamente - non ci mettano sullo stesso piano di qualche band death metal, col cui repertorio in effetti abbiamo ben poco a che spartire!

Voi rappresentate un classico esempio di «Nemo profeta in patria», ovvero di chi ha trovato miglior fortuna all'estero anziché in Italia. Ecco: mentre dal punto di vista 'aziendale' le dinamiche della cosiddetta «fuga di cervelli» sono ormai fin troppo tristemente chiare, nel settore artistico di chi è la responsabilità nel permettere un simile fenomeno?
Innanzitutto vorrei chiarire che in Italia avevamo comunque già ottenuto una certa popolarità prima ancora di apparire su NME o a ProjectMyWorld: certo, l'esposizione mediatica di cui abbiamo goduto negli Stati Uniti ha poi surclassato tutte le altre ed è come se avesse creato una sorta di 'nuovo inizio'. Ogni giorno ci scrivevano centinaia di ragazzi e ragazze entusiasti che volevano conoscerci meglio, proporci le loro impressioni o semplicemente mandarci un saluto e farci i complimenti...
Vedi, in Italia molta gente, soprattutto tra coloro che frequentano i forum e i newsgroup su Internet, ha la pessima abitudine di rapportarsi all'artista di turno con tutta una serie di pregiudizi e posizioni deformate - ad esempio, il pensare che se un artista ha successo sia per forza di cose un raccomandato o un "protetto" o il credere che un genere sia a priori migliori di un altro - che non possono che allontanare da sé l'artista stesso. Questo in America non succede: le persone ascoltano la tua musica e ti giudicano per quella, senza preconcetti e dietrologie varie, e non si nascondono dietro attacchi anonimi e gratuiti quando devono muoverti delle critiche. Trovo che sia proprio il rapporto che si crea tra pubblico e artista a fare la differenza, da questo punto di vista...

Hai citato Internet e non mi lascio sfuggire l'occasione di farti le doverose 'domande di rito' al riguardo. La prima: oggi la Rete si va configurando sempre più come un palcoscenico di nuovi talenti che, partendo da zero, riescono poi ad ottenere un successo che forse, con i percorsi 'tradizionali' di una volta, sarebbe stato più difficile raggiungere. Posto che questo sia sicuramente positivo per gli artisti, non trovi però curioso che i produttori che fino a ieri demonizzavano il Web come ricettacolo di tutti i mali del mondo oggi finiscano con il pescarci a piene mani? Cioè: pensi anche tu che le major abbiano osteggiato Internet finché non hanno scoperto che "stava lavorando per loro"?
Sicuramente! Quella di 'scoprire' talenti che godono già di visibilità e popolarità in rete è una dinamica ormai oggi diffusissima, sia tra le major che tra le etichette che si definiscono «indipendenti». Internet è uno strumento così estesto e così veloce che, per loro, è sufficiente un click per trovare l'artista giusto da mettere sotto contratto e lanciare ufficialmente sul mercato. Per gli artisti, in effetti, è un'opportunità decisamente migliore rispetto al mandare demo che nessuno farà mai lo sforzo di ascoltare - figuriamoci di rispondere -; per i produttori, l'interesse è puramente economico e superficiale: pubblicare qualcosa che è già conosciuto costa meno e fa guadagnare di più. Non dico che questo sia necessariamente negativo, anzi: fa inevitabilmente parte del gioco. Diventa quasi assurdo, però, nel momento in cui - ed è successo anche a noi - un'etichetta che prima non ti aveva minimamente preso in considerazione o ti aveva chiuso la porta in faccia poi, quando 'esplodi' su internet, venga a cercarti personalmente stendendoti i tappeti davanti...

E per quel che concerne il download legale e illegale qual è il tuo parere? So che siete presenti su tutti i canali di file sharing già dalle prime ore successive all'uscita del vostro album: pensi che questo vi priverà di chissà quali guadagni o, al contrario, che vi darà modo di essere conosciuti ed apprezzati da un numero molto più alto di ragazzi?
Esattamente questo! Non può che farmi piacere, perché estende il bacino dei nostri potenziali fans ed estimatori e perché ci dà poi modo di avere platee più numerose ai nostri concerti, cosa che non succederebbe mai vendendo qualche centinaio di disco in più e basta. E' vero ed è giusto che la casa discografica debba avere un suo ritorno economico dalla vendita del supporto, ma non è detto che chi scarica poi non comperi ugualmente anche il cd originale - come fanno in molti, peraltro -...

A questo punto, visto che anche all'estero avete una nutrita fetta di supporters e che il vostro album, proprio grazie a Internet, sta circolando ormai ovunque, pensate di farlo uscire anche sul mercato internazionale?
Senz'altro, sia in Europa che in America! Fino a febbraio, poi, saremo impegnati con il tour promozionale in Italia, dopodiché ci sposteremo anche fisicamente e andremo a suonare in Germania e, ci auguriamo, nuovamente negli Stati Uniti. Esibirsi in America non è esattamente come andarci in vacanza, quindi vogliamo assicurarci di preparare ogni dettaglio nel migliore dei modi!

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