Il N.A.N.O., mondo|madre: quando penso a questo magnifico disco non penso ad un semplice cd, penso ad un progetto, un progetto musicale.
Sì, il N.A.N.O. non è una band, non è una persona, non è un cantante: è il nuovo progetto musicale di Emanuele Lapiana, già vox dei c|o|d, gruppo pop-rock emozionante. L'avevamo lasciato solo due anni fa con il grande addio Preparatevi Per La Fine, e ora che la fine è venuta (in tutti i sensi) lo ritroviamo giovane, piccola creatura in crescita come - favola buddista - si fosse felicemente reincarnato.
mondo|madre appare intenso e stratificato, bello e umile come tutte le uscite dell'indi Fosbury Records (sempre Audioglobe a distribuire). Un progetto curato nei dettagli a partire dallo splendido cartonato con un libretto e tante storie personali/intime dentro (come intime sono le sue canzoni), ad un sito Internet non certo banale (non a caso il M.E.I. 2007 lo ha premiato), ad un modo di proporsi particolare. Cosa si voleva essere e cosa si è, questo sembra il messaggio ultimo del cd, ammesso e non concesso che il N.A.N.O. volesse lanciare messaggi. Forse voleva solo fare buona musica. Ecco perché mi è sembrato il caso di diffondere nello spazio elettronico le mie solite domande tramite e-mail.
Ha accettato con entusiasmo nonostante i numerosi impegni. Questi sono i suoi consigli a dei giovani musicanti riguardo…
- Scrivere una canzone
Come nasce un tuo pezzo? Dove e come sono nate le canzoni del nuovo cd? Scrivere per un gruppo o scrivere per un “progetto solista†come può essere definito il N.A.N.O. è diverso?
Le canzoni di mondo|madre sono nate in modi e luoghi piuttosto variegati. Negli ultimi 3 anni, infatti, ho avuto l'opportunità di trascorrere brevi periodi a più riprese in Germania, Cina, Hong Kong, India, Stati Uniti e un po' tutta l'Europa, prendendo appunti e scrivendo canzoni in stanze d’albergo, sale d'attesa, aeroporti, taxi, supermercati etc. Per capire il processo compositivo, parti dal fatto che qualsiasi cosa io stia facendo (è una specie di condanna) ho melodie che si rincorrono nel cervello... Vivo la mia vita con un'impressione di suono nella testa, che si stratifica e si mescola a suoni di parole, rumori di fondo; prendo appunti sul telefonino, e appena posso provo a dare loro un senso logico, una forma "accettabile" sul computer, sulla chitarra, o sugli apparecchi MIDI che disordinano il mio studio di casa. I testi arrivano nei momenti più inaspettati e senza un'apparente logica. Sono poi lentissimo nell'assemblare il tutto. Non cambia se sia per un gruppo o per me, il procedimento è più o meno quello. L'ultimo passo è la sala prove, o lo studio, dove tolgo moltissimo, solitamente, e mi soffermo soprattutto sulle voci e sulle frequenze basse. Lì sono un po’ "ossessivo/compulsivo", e riesco solitamente a tirare fuori l’istinto che serve a cancellare i mesi spesi a menarsela... :-)
- La politica
Bush jr passerà alla storia, oltre che per le sue vergognose guerre, anche per aver ispirato un sacco di buoni musicisti: dal Boss ai Pearl Jam a Neil Young, solo per citare i primi che mi vengono in mente. C'è un modo diretto di parlare di politica, uno più sottile, oppure si può ignorarla del tutto. Tu come ti poni con l’argomento? Come porsi da giovani musicanti di fronte ad essa?
Credo che sia giusto che ogni suonatore si ponga come meglio crede. Io ho sempre preferito le prese di posizione sottili, ma efficaci. Adoro le canzoni che sembra parlino di argomenti leggeri e invece parlano di politica, pesantemente. I R.E.M. a mio avviso sono geniali in questo.
- N.A.N.O.
"Il bello del N.A.N.O. è che è una contraddizione vivente: faticatore, ma anche fuoriclasse, perfezionista, ma anche genio, raffinatezza e comfort domestico..." leggo dalle note stampa. Si può sapere altro su di lui? Da dove viene? Quanto potrà crescere? Dove andrà a vivere? È un nano da giardino o una fantastica creatura dei boschi?
Il N.A.N.O. è la creatura che abita il mio bosco. Non è un presenza costante, ma piuttosto una sensazione che provo quando mi indigno, o quando faccio cose sbagliate, quando mi commuovo, e quando mi sento felice. E' difficile da spiegare, ma sono convinto che tutti abbiano capito. Ognuno gli dà il nome che vuole: io, la mia piccola cosa dentro, l’ho chiamata N.A.N.O., e l’immagine che ho è quella di una faccia di bambino riflessa nel retrovisore di un’auto, severa, e sorridente.
- I concerti
Ti piace suonare dal vivo? Oppure ti senti più a tuo agio in studio? Per chi è agli inizi quali sono gli ostacoli più difficili da superare in ambito live? Come presenterai mondo|madre dal vivo?
Mi piace molto suonare dal vivo, ma preferisco l'esperienza in studio. L'indolente creatività e l'aria rarefatta che si respira in studio, la adoro. La sensazione di provare mille cose con calma, senza fiato corto è pazzesca. Nel live mi diverto, mi piace quando le persone cantano e tiro fuori l'aspetto più giocoso di me. Per contrappunto nella preparazione dei concerti divento una spina nel fianco; ti potrei fare decine di nomi di musicisti che non hanno retto la mia mania per i dettagli, le atmosfere, etc. Il live del N.A.N.O. è fatto di atmosfere, e la scaletta dei brani è progettata innanzitutto per ottenere un impatto emozionale sulle persone.
- Le case discografiche
Una giovane musicante ha in mente quattordici belle canzoni. Le ha provate e riprovate fino alla noia. Suonate dal vivo nel bar sotto casa e nei circoli della propria città . Ora vorrebbe farne un disco. Cosa non dovrebbe assolutamente fare? Cosa, invece, dovrebbe fare? Il tuo rapporto con la Fosbury procede bene. Cosa dovrebbe fare il giovane musicante per trovare un rapporto così con la propria etichetta?
Deve prima di ogni altra cosa interrogarsi: "Perché suono?", "Cosa mi piace fare?"... Essere onesti con se stessi è fondamentale in questo. Sapere sempre quali sacrifici si è disposti a fare, e fino a dove si voglia arrivare. Scoperte queste cose è tutto più facile, anche i sacrifici più incredibili sono sopportabili. Anche le critiche più distruttive non riescono a scalfirti. Poi trovare uno staff di persone giuste per il proprio progetto è basilare. E soprattutto ricordare che il punto centrale di tutto sono le canzoni, tutto il resto è contorno. Che serve, senz’altro, ma la carne sono le canzoni.
- Internet
La Rete delle Reti è un buon strumento per farsi conoscere: ci sono band che trovano finanziatori online, altre sparano il loro cd direttamente su Internet facendo incazzare la distribuzione tradizionale, altre ancora si limitano a far sentire solo alcuni pezzi. Che rapporto hai con questo mezzo potentissimo da consumatore? E da giovane musicante?
Io utilizzo moltissimo internet per promuovere il lavoro che faccio; è un mezzo ideale, a mio avviso; ti mette direttamente in contatto con le persone, e questo è impagabile. Ho da poco aperto il web store sul sito del N.A.N.O. e mi piace un sacco fare le buste, spedirle alle persone, scambiarci le email per ringraziarli dell'ordine etc.
Poi utilizzo molto MySpace, che trovo comodissimo e che oltretutto ti mostra immediatamente come funziona una cosa: se i pezzi piacciono o meno, se i video vengono guardati, e i commenti sono buoni o cattivi... E' un rapporto quasi crudo, se vogliamo, ma ti permette davvero di essere indipendente e sfangartela con le tue manine... E non è affatto male poter essere un po' artefici del proprio destino, no?
- Video
Il Nano Svizzero è una canzone che adoro, così come adoro il video, un vero e proprio elogio del ritardo. Magnifica pure Rotella, con quelle immagini su di un futuro (presente?) apocalittico. Due video molto forti. Ci vuoi raccontare come sono nati? Le tue canzoni mi sembrano molto cinematografiche…
Per Rotella ho consegnato al mio amico Caron (Claudio Welber) tutti i filmati girati per il mondo con la mia macchina fotografica, e lui li ha assemblati in una giocosa sequenza di falsi Yahoo! e YouTube. Sono felicissimo del risultato del video.
Per Il Nano Svizzero (la canzone del ritardo, appunto) ho preferito fare una cosa più "canonica", se vogliamo, e sono convinto che sia stata una scelta vincente, perché il ritardo è una cosa molto comune. Il video è molto ironico e realizzato insieme ai Mozukin, un gruppo di ragazzi davvero in gamba, a mio parere. E' stato divertente girarlo e credo che questo si avverta, guardandolo. Ti sono grato per avere utilizzato il termine "canzoni cinematografiche"; è un'espressione che mi lusinga. Il mio computer è disseminato di colonne sonore che ho scritto per film inesistenti. Adoro le colonne sonore, mi piace tantissimo la musica al servizio di una storia, al servizio di immagini. E così nei miei dischi butto rumori, voci, scricchiolii, proprio per creare immagini nelle orecchie di chi ascolta. Una delle cose che mi piacciono di mondo|madre, è proprio il susseguirsi di rumori, tra un pezzo e l’altro... "Ccinematografico" è proprio l'aggettivo che speravo di evocare.
- La più grande truffa del rock'n'roll
Chi è per te la più grande truffa del rock'n'roll?
Non saprei dirtelo... Il r’n’r è una truffa in sé... Oramai è un genere classico, direi, ma si dà un’aria da rivoluzionario; è quindi una rivoluzione istituzionalizzata, una contraddizione in termini, una truffa… Ma è una musica che mi piace, ne ascolto moltissimo, per la colonna vertebrale che pulsa allo sferragliare degli amplificatori, e forse proprio per quel sorriso truffaldino con cui ti guarda, dal retrovisore... ;-)
Links ufficiali: www.ilnano.it | MySpace
Chi è L'Alligatore
Collaboratore del sito di Smemoranda dal lontano 2003, quando scriveva recensioni musicali per la rubrica "Com'è Profondo Il Mare - Novità e ripescaggi musicali" all'interno di Scuole di Pace, spazio contro la guerra all'Iraq, l'Alligatore si autodefinisce un pacifista integrale con la passione del rock. Metà veneto, metà altoatesino (la madre è dello stesso paese di Lilly Gruber), è nato nei primi anni Settanta, lo stesso giorno del compleanno di Jack Kerouac. Se volete contattarlo: diegoalligatore@tiscali.it

