Un cd come Luna Appesa Con Lo Scotch ci voleva in questa torrida estate.
Sì, perché un disco così, a partire dalla simpatica copertina, rinfresca la mente e il corpo. Pop italico della miglior pasta, con testi in italiano cantati dalla voce post-rock di Elena Fazio, chitarre piacevolmente sbilenche (Manfredi Lamartina e Alessandro Maniscalco), un basso sempre presente ma mai invadente (Alberto Pezzati) e la batteria a fare il suo fantastico baccano (Agostino "Financo" Burgio).
Usciti con l’etichetta milanese Videoradio il 7 luglio - anche su iTunes - con questo esordio perfetto (compreso uno stuzzicante videoclip di Manuela Di Pisa), i palermitani Moque sembrano essere un riuscito esperimento di pop italico. Un gruppo destinato a durare perché ricco d’esperienza e conoscenza. Un gruppo con una visione che spero abbia anche visibilità . Per questo ho recensito il loro esordio. Per questo ho chiesto loro la mia solita intervista tramite posta elettronica.
Molto gentilmente hanno accettato di rispondere Elena e Manfredi. Questi sono i loro consigli a dei giovani musicanti riguardo...
- Scrivere una canzone
Come nasce un vostro pezzo? Pensate prima alla musica e poi al testo o succede il contrario? Scrivere è terapeutico?
Manfredi: Il processo è molto semplice. Qualcuno comincia a improvvisare qualcosa e tutti gli altri lo seguono. In questo modo ogni membro del gruppo contribuisce alla composizione dei pezzi secondo la propria attitudine e sensibilità stilistica. Il risultato finale è un compendio di cinque modi diversi di intendere la musica. Elena crea le melodie di voce e successivamente sviluppa i testi ma a volte succede anche il contrario.
Elena: Riguardo alla scrittura come forma di terapia… sono pienamente convinta che scrivere sia terapeutico perché libera dai "limiti" del linguaggio quotidiano. Personalmente la scrittura mi permette di esprimere stati d’animo, semplici punti di vista su ciò che sta attorno, oppure inventare storie fantastiche; mi diverte molto, a volte rileggo certe frasi scritte e penso: ma da dove mi è uscita fuori questa cosa? Una sorta di ipnosi…
- La Politica
Bush jr passerà alla storia, oltre che per le sue vergognose guerre, anche per aver ispirato un sacco di buoni musicisti: dal Boss ai Pearl Jam a Neil Young, solo per citare i primi che mi vengono in mente. C'è un modo diretto di parlare di politica, uno più sottile, oppure si può ignorarla del tutto. Voi come vi ponete con l’argomento? Come porsi da giovani musicanti di fronte ad essa?
Manfredi: Personalmente - ma credo che anche gli altri la pensino come me - non mi piacciono molto le canzoni cosiddette "politiche". Il problema di fondo risiede nel fatto che si spacciano per "impegnati" dei pezzi che in realtà sono soltanto un'accozzaglia di slogan faciloni. E con gli slogan non si va da nessuna parte. La retorica da sagra della birra, insomma, è il grande limite della musica politica in generale. Quasi una versione speculare del "Meno tasse per tutti" di berlusconiana memoria. Allo stesso modo, però, non mi piacciono i gruppi che fanno del disimpegno (politico e culturale) la loro bandiera, per paura di esporsi troppo e perdere un po' di pubblico. I nostri pezzi sono decisamente introspettivi, perché il formato-canzone secondo noi si sposa molto meglio con queste tematiche, ma noi non abbiamo mai fatto mistero dei nostri pensieri "politici" (l'anno scorso ad esempio abbiamo sostenuto pubblicamente la candidatura di Rita Borsellino alle elezioni per la presidenza della regione siciliana). E prima o poi cercheremo di scrivere un pezzo politicamente impegnato che vada al di là delle banalità . Che faccia "informazione" prima ancora che slogan. Speriamo di riuscirci...
- Fari fendinebbia nel traffico di Palermo
Si può parlare di una rinascita musicale della vostra città , che in chiave pop-rock propone, a cominciare da voi, giovani gruppi interessanti proiettati nel resto della penisola, oppure è solo una facile invenzione giornalistica? Avete contatti con altre band siciliane? Il fatto di essere lontani dai grandi centri è un limite o aiuta?
Manfredi: La lontananza dai grandi centri è un limite perché ci sono poche opportunità di farsi sentire e conoscere, e le spese per sostenere un tour sono molto più alte per noi che per un gruppo di Milano o Roma. Ma devo dire che in questo periodo si sta cercando di spezzare quella condizione di isolamento che ha caratterizzato la musica della nostra città . Alcune band si stanno affermando a livello nazionale, come i Second Grace e gli Herself. E anche nel resto della Sicilia ci sono ottime realtà emergenti, come ad esempio gli Eimog, un gruppo post rock di Agrigento di cui sentirete parlare presto.
- I concerti
Vi piace suonare dal vivo? Oppure vi sentite più a vostro agio in studio? Per chi è agli inizi quali sono gli ostacoli più difficili da superare dal vivo?
Elena: Suonare in studio è il momento più importante durante la fase della composizione, ed è necessario passarci del tempo prima di affrontare il pubblico, ma superata quella fase si sente il desiderio di suonare dal vivo iniziando anche a fare tesoro delle critiche. Suonare dal vivo aiuta molto a crescere professionalmente e aiuta a prendere familiarità con il pubblico che non è solo semplice ascoltatore ma destinatario di un "dono" (che una volta scartato può piacere o no…). Per chi è agli inizi non è detto che ci siano degli ostacoli: mi è capitato di assistere a concerti di gruppi molto giovani ma validi, se c’è la stoffa può capitare di non accorgersi che una band è agli inizi…
- Le case discografiche
Una giovane musicante ha in mente 11 belle canzoni. Le ha provate e riprovate fino alla noia. Suonate dal vivo nel bar sotto casa e nei circoli della propria città . Ora vorrebbe farne un disco. Cosa non dovrebbe assolutamente fare? Cosa, invece, dovrebbe fare? Il vostro incontro con Videoradio...
Elena: Mai perdersi d'animo, mai stancarsi di suonare nell'attesa di buone o brutte notizie, mai finalizzare la propria creatività ad una risposta o proposta discografica. Questo è quello che penso io. La cosa giusta da fare invece è spedire, spedire, spedire delle buone registrazioni. L'incontro con la Videoradio è avvenuto ad aprile ad Alessandria, tutti presenti e attenti alla proposta che alla fine abbiamo ritenuto valida.
- Internet
La Rete delle Reti è un buon strumento per farsi conoscere. Come utilizzarla al meglio? Come la utilizzate voi? I Four Day Hombre hanno cercato e trovato in Internet dei finanziatori per produrre il loro disco. Potrebbe essere una strada da seguire anche da giovani musicanti di casa nostra?
Elena: Sì, penso che al momento la rete sia il modo più efficace e veloce per farsi conoscere, noi utilizziamo molto MySpace, permette di fare ascoltare subito i brani, aggiornare le date dei concerti e presentare le proprie belle facce attraverso foto o videoclip. Ritengo sia anche una buona forma di comunicazione tra i vari gruppi, a noi è capitato spesso di materializzare le "amicizie" in un incontro faccia a faccia. Niente di strano che alcuni incontrino così i loro futuri produttori.
- Influenze
Sonic Youth e Smashing Pumpkins, Scisma e Soon, Afterhours … queste, tra le altre, le vostre influenze, a leggere certa stampa. Le sentite realmente vostre oppure sono le solite masturbazioni mentali della critica? Quali altri artisti vi hanno influenzato? Non solo in campo musicale...
Manfredi: Alcuni di questi nomi sono molto importanti per noi. Per quanto mi riguarda, dai Sonic Youth ho imparato l’amore per le dissonanze all’interno di un contesto pop. Dagli Smashing Pumpkins invece ho imparato l’importanza di non farsi incatenare ad un clichè stilistico ben definito. Alla fine, le influenze di cui parla la stampa non sono un problema. Sia quando sono corrette sia quando non lo sono. Fa parte del gioco...
- La più grande truffa del rock'n'roll
Chi è per voi la più grande truffa del rock'n'roll?
Manfredi: L'assolo di chitarra!
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