Musica e Libri
29/10/2007
Consigli ad un giovane musicante: Trabant
Due chiacchiere tramite posta elettronica...

di L'Alligatore

Uno strano nome di una mitica auto della Germania dell'Est - poco dopo la caduta del Muro era diventata un vero e proprio oggetto di culto - per una giovane band proveniente da Trieste, la città di Saba e Italo Svevo e di un sacco d'intellettuali a parte. Anche Il Marcello (voce e chitarra), Joujou (tastiere), Jack (batteria) e Cuck (basso) sembrano intellettuali a parte, gioiosi costruttori di suoni pop gradevoli con rimandi alla new wave più raffinata come alla techno meno compromessa.
Musica per chi subisce 8 ore al giorno di call center, per chi viene lasciato in un angolo alle feste perché non sufficientemente "in", perché non sufficientemente bello né divertente, come dichiara lo stesso cantante della band, con una bella definizione che sembra legare un certo ribellismo punk ai dolori adolescenziali del primo rock.
Per questo motivo non potevo farmi sfuggire l’occasione di sentire i Trabant, freschi vincitori del Premio Fondazione Arezzo Wave Italia 2007, tramite posta elettronica. Hanno gentilmente accettato di rispondere alle mie solite domande Il Marcello e Cuck. Questi sono i loro consigli a dei giovani musicanti riguardo…

- Scrivere una canzone

Come nasce un vostro pezzo? Pensate prima alla musica e poi al testo o succede il contrario? Scrivere è terapeutico?
Il Marcello » Di una canzone solitamente nasce prima l'armonia e in seconda battuta la melodia, ossia prima viene l'arrangiamento, poi la linea vocale. Spesso mi capita di portare idee da casa che poi vengono definite in sala prove, tuttavia altrettanto spesso il meccanismo s'inverte, e dalla sala prove, mentre si improvvisa, partono delle idee che poi mi porto a casa e trasformo in canzoni che la volta dopo arrangiamo insieme a tutta la band, ripetendo all’infinito la parte strumentale finché non ci convince al 100%. Solo a questo punto ci metto sopra la voce che mi ero già pensato, spessissime volte elaborandola ulteriormente per meglio adattarla al carattere che il pezzo ha ormai assunto.
Quanto al valore terapeutico nella composizione di musica, sì: scrivere è terapeutico, nel senso che ti permette di trasformare qualcosa di brutto (i problemi della tua esistenza) in qualcosa di bello (la musica). Ciò nonostante, più che una terapia è un placebo. E' terapeutico fino ad un certo punto, è invece molto più terapeutico vivere e risolvere i problemi sul campo (ma è anche ovviamente molto più difficile; i compositori in media li trovo dei gran codardi da un certo punto di vista, o almeno io lo sono un sacco).

- La politica

Bush jr passerà alla storia, oltre che per le sue vergognose guerre, anche per aver ispirato un sacco di buoni musicisti: dal Boss ai Pearl Jam a Neil Young, solo per citare i primi che mi vengono in mente. C'è un modo diretto di parlare di politica, uno più sottile, oppure si può ignorarla del tutto. Voi come vi ponete con l’argomento? Come porsi da giovani musicanti di fronte ad essa?
Il Marcello » Purtroppo quello della politica è un campo che richiede una discussione molto seria e argomentata. Nella musica è difficile essere esaustivi attorno a tematiche complesse, e francamente non è la musica la forma adatta ad un dialogo in materia di politica, e nemmeno i musicisti con il loro lavoro possono fare granché a livello dialogico/propositivo. Quello che invece la musica può fare, e ha già fatto e farà, è lanciare dei claim, far tintinnare dei campanelli d’allarme, raggiungere chi di certi temi se ne infischierebbe se posti attraverso canali meno diretti. Essendo di base la musica una cosa appunto molto diretta, risente di pregi e difetti tipici di un linguaggio di questo tipo: il messaggio arriva più velocemente più lontano, ma porta con sé un carico di significato inferiore e certamente non esaustivo. In verità poi odio chi cerca di mettere troppi contenuti politici all’interno della propria produzione musicale. Nel senso che non è affatto facile saper trovare la giusta misura tra espressione musicale e corpus contenutistico. Amaramente faccio notare come alcuni musicisti meno interessanti musicalmente cerchino di sopperire a tale mancanza aumentando il carico sociale inserito nei loro testi. Solo che la cosa mi suona un po' falsa, un po' opportunista (credo si capisca a chi mi sto riferendo…).
Poi c'è da considerare anche fino a che punto un contenuto è definibile come politico: ad esempio i testi dei Trabant non sono in senso stretto "politici", tuttavia presentano a mio parere una visione dei rapporti sociali interpersonali abbastanza chiara e cosciente. Tra l'altro rispetto alla politica americana contemporanea vi sono una serie di tematiche umane di cui mi preme maggiormente parlare, come l'incoscienza/l’inconscio collettivo della mia generazione, il vuoto attorno e il vuoto dentro a tanti rapporti tra le persone, l'ipermaterialismo e l’estetica estrema. Tutte cose stupende, no? Nel senso ok la politica internazionale il conflitto oriente occidente cristo e allah l’effetto serra il problema dell’acqua i diritti umani. Ma non posso mettermi a parlare di una cosa del genere quando davanti a me ho una massa di persone che devono focalizzare delle altre cose prima. Per questo le canzoni dei Trabant parlano di feste, spritz, persone come cose, complesso di Peter Pan, marche di scarpe, suonerie di cellulari...

- Trieste

Venite da Trieste, città di confine del ricco nord-est. In questo ambito s’investe in musica? Ci sono altre band vicine geograficamente con le quali avete dei contatti? Stare lontano dai grandi centri culturali può essere positivo?
Il Marcello » Ok, sfatiamo subito 'sta cosa del "ricco Nord Est". Sulla carta Trieste è una città ricca. Ma è anche una città fondamentalmente abitata da anziani che tengono risparmi in banca e non è che muovano tutta sta economia. Risultato 1: non è che ci siano 'ste grandi opportunità di campare decentemente. Risultato 2: un'enorme massa di votanti volta alla mera quiete pubblica, al bell'ordine vuoto, all'assenza di movimento. E la mia generazione di base subisce tale statica assenza d’idee. Aggiungici un campus universitario vasto e popoloso e ottieni una grossa massa giovane in città senza grande possibilità di far sentire istituzionalmente la propria giusta necessità di un intrattenimento intelligente. L'altra faccia della medaglia: siccome non c'è nulla, non c’è nulla da perdere. La cosa bella è che se ti sbatti delle cose belle le tiri su con le tue mani. Da un po' di anni a questa parte le cose stanno cambiando e stanno nascendo delle interessanti realtà indipendenti. A livello personale posso dirti che due dei quattro Trabant sono un sacco impegnati in un’associazione/club, il Gruppo Tetris, che all'interno delle proprie quattro mura, ma non solo, sta portando un sacco di musicisti di levatura anche internazionale a suonare nella nostra città. Ed è una cosa divertentissima che ti dà un bel po' di soddisfazione. La cosa tra l'altro crea una bella coesione tra i musicisti triestini, sia all'interno del direttivo che a livello di associati. Dopo anni in cui ognuno si faceva gli affaracci suoi finalmente si può tornare a parlare di "realtà musicale" a Trieste. Parentesi: da non confondersi con "scena", che è una cosa diversa.
Questa è la situazione triestina. Nel resto del FVG la situazione è migliore: ci sono tanti concorsi per band emergenti, alcuni anche particolarmente prestigiosi, c’è in media un’attenzione maggiore rispetto al capoluogo...

- I concerti

Vi piace suonare dal vivo? Oppure vi sentite più una band da studio? Per chi è agli inizi quali sono gli ostacoli più difficili da superare in ambito live? Meglio scrivere, registrare, suonare dal vivo?
Il Marcello » Trabant è sempre stata fondamentalmente una live band. I pezzi sono di base concepiti per dare la massima soddisfazione dal vivo, sia per chi li suona, sia per chi ne fruisce. Infatti una volta in studio eravamo davvero delle pippe devastanti, poiché non avevamo affatto coscienza di un modus operandi completamente differente. E soprattutto - almeno io - non la trovavo una cosa altrettanto divertente, rispetto al live intendo. Col tempo poi inizi a capire che in modo diverso puoi trarre grande giovamento emozionale anche dal lavoro di studio. Se nel live funziona il momento, nella registrazione ciò che funziona, funziona sulla lunga distanza, sull’ascolto reiterato, sul dettaglio. Eh eh eh, fichissimo.
Gli ostacoli da vincere quando si è alle prime armi sono moltissimi. Un mesetto fa sotto casa mia c’era un concorso per gruppi delle scuole superiori ed è stato un tuffo nel passato. La cosa più difficile da vincere è l’inibizione, più che la carenza tecnica. Sono entrambe cose che si vincono col tempo e con l’esperienza, ma la prima è molto più difficile e molto molto importante da sconfiggere, in quanto è il maggiore ostacolo alla comunicazione. Caspita un po' di questi ragazzini che suonavano potevano vantare già una buonissima tecnica, ma così concentrati nel non sbagliare manco una nota, fermi come pali, trasmettevano di meno di chi senza quasi una minima idea della differenza tra maggiore e minore si è giocato per la prima di innumerevoli volte la faccia su quel palco. Insomma poi il punk vince sempre. Anzi, il soul vince sempre. Comunque all'inizio è sempre meglio cercare di suonare live il più possibile, in modo da vincere al più presto le cose che hai dentro, per le altre c’è tempo. Registrarsi è importante. Ma per risentirsi, non per perdere tempo a cercare subito contratti con magari una misera decina di live alle spalle.

- Le case discografiche

Una giovane musicante ha in mente nove belle canzoni. Le ha provate e riprovate fino alla noia. Suonate dal vivo nel bar sotto casa e nei circoli della propria città. Ora vorrebbe farne un disco. Cosa non dovrebbe assolutamente fare? Cosa, invece, dovrebbe fare? Il vostro incontro con la Record! S’il Vous Plait com'è avvenuto?
Chuck » Probabilmente abitando in una città come Milano, Bologna o Roma, hai l’opportunità di trovare in uno dei locali in cui hai suonato qualche rappresentante di etichetta, qui in Friuli Venezia Giulia è già un miracolo avere un posto dove suonare senza dover litigare col gestore del pub bar o chennesò, per questo a Trieste abbiamo costruito un posto dove poterlo fare come già rispondeva parzialmente Il Marcello alla domanda precedente. La creazione di uno spazio come il Gruppo Tetris, permette, in primis di assistere a diversi concerti e vedere come si muovono le band rodate e, in secundis, offre la possibilità di scambiare date con gruppi di Bologna o Milano, ma anche band che girano su circuito internazionale, e quindi di espatriare dalla propria regione per farsi conoscere. Quindi imperativo categorico per le band è muoversi, darsi da fare in prima linea, crearsi una rete di contatti via rapporti umani che poi possono secondariamente essere mantenuti via internet (MySpace, sito, board...). Cosa che ovviamente una band non deve assolutamente fare è sicuramente quella di restare tra sala prove e il bar e lamentarsi che «Nessuno ci chiama a suonare»: se vuoi una cosa la devi chiedere e ti devi sbattere per averla. Per quanto riguarda il nostro incontro con R!SVP, era da un po' che suonavamo in Friuli Venezia Giulia, loro volevano incominciare la loro attività con noi e ce l’hanno proposto in un caldo pomeriggio a un festival vicino a Trieste; ci è sembrata una buona occasione per smuovere le acque in casa Trabant, così ci siamo messi a lavorare con loro.
Il Marcello » ...Inoltre avevamo già avuto modo di avere a che fare con i ragazzi di quella che sarebbe diventata la nostra etichetta, un po' perché Trieste è piccola, un po' perché di persone che spaccano ce ne sono poche e quindi finisci per conoscerle. Personalmente conoscevo e stimavo il loro impegno in campo musicale già da tempo, da prima della nascita dell'etichetta stessa. Nel momento in cui ci è arrivata la notizia della nascita di r!svp e poco dopo la fatidica proposta, mi è parsa un’occasione da non lasciarsi sfuggire, intendo una bella opportunità di realizzare qualcosa di buono assieme ad un team che sicuramente ha tutte le carte in regola per valorizzarti. Di persona ho avuto poi modo di essere presente a praticamente tutte le fasi realizzative di Music For Losers: nei giorni si è creato un rapporto sempre più stretto tanto che alla fine quando siamo andati a mixare i brani all’nhq di Ferrara sembravamo dei ragazzini in vacanza. Alla fin fine il rapporto che si è instaurato è molto buono, considerando anche che sulla carta non è sempre facile quando inizi qualcosa di professionale con persone che fino a pochi giorni prima erano solo degli amici che incontravi ai concerti. Punti mille.

- Internet

La Rete delle Reti è un buon strumento per farsi conoscere. Come utilizzarla al meglio? Come la utilizzate voi? I Four Day Hombre hanno cercato e trovato in Internet dei finanziatori per produrre il loro disco. Potrebbe essere una strada da seguire anche da giovani musicanti di casa nostra?
Chuck » In Italia Internet è seguito, ma non tanto come in altri paesi. Certo, MySpace ti aiuta a farti conoscere ma se non c'è un discorso di promozione stampa, una sorta di management che aiuta il gruppo è pressoché impossibile uscire fuori. Ho letto che Einstuerzende Neubauten hanno fatto finanziare il work in progress del disco, e quindi le cose più sperimentali, direttamente dai fan. Ok: sono tutt'altro che dei giovincelli senza nome, ma riuscire a sfruttare Internet in questa maniera è affascinante. I giovani musicanti di casa nostra, tuttavia, non sono Einstuerzende Neubauten e quindi per farsi conoscere internet non basta. Per quanto mi riguarda, Internet è un buon modo per tenere i contatti e creare un dialogo col pubblico tra un concerto e l'altro: il nostro sito è concepito sullo stile dei blog, all'interno ci sono diverse sezioni con rassegna stampa, mp3, foto, video... Ma la sezione più rilevante è quella delle newz dove è possibile commentare, e tenersi aggiornati. Per noi è molto importante questo, proprio come durante i concerti i momenti più belli sono quando ti trovi allo stesso livello del pubblico, senza un vero e proprio palco e non capisci più chi sta suonando e chi sta ballando...

- Influenze

The Cure e Radiohead, Planet Funk e U2, Rapture... Queste, tra le altre, le vostre influenze, a leggere certa stampa. Le sentite realmente vostre oppure sono le solite masturbazioni mentali della critica? Quali altri artisti vi hanno influenzato? Non solo in campo musicale...
Il Marcello » A dire la verità molte delle influenze che ci appioppano io non le ho mai sentite. Non "sentite dentro", proprio "sentite" nel senso di "ascoltate". Tipo gli Interpol, i Maximo Park, gli Editors, i Planet Funk (ho sentito solo quella copiata da un pezzo dei Leftfield, quella «I Never Been To The USA / I’m a slave of the minimum wage»). Ok, a titolo personale ti copio/incollo un elenco di quelli a cui penso quando suono: The Cure, Kraftwerk, The Sisters of Mercy, Daft Punk, The Slits, Arthur Russel, The Contorsions, D.N.A., Esg, Can, At The Drive In, Q And Not U, Fugazi, Giorgio Moroder, Alexander Robotnik, The Get Up Kids, Ten Grand, Dj Hell, Air, Sade e... Larry Levan!!!
In campo non musicale: Pierpaolo Pasolini, Carmelo Bene, Bret Easton Ellis, Dante Alighieri, Michelangelo Merisi, Francis Bacon, Antonello da Messina, Suehiro Maruo, Terry Richardson, Pierre&Gilles, David Lynch, Ingmar Bergman, Anke Feuchtenberger, Miguel Angel Martin, Daniel Martin Diaz, Judy Garland, Audrey, Marlon Brando, Alain Delon.

- La più grande truffa del rock'n'roll

Chi è per voi la più grande truffa del rock’n’roll?
Il Marcello » La più grande truffa è che i migliori musicisti italiani non siano conosciuti in Italia quanto lo sono all'estero. Che triste e ingrato paese... Big Up Per Ovo, Zu, fino ad Adriano Canzian!!!

Vai al Sito Ufficiale dei Trabant

Chi è L'Alligatore
Collaboratore del sito di Smemoranda dal lontano 2003, quando scriveva recensioni musicali per la rubrica "Com'è Profondo Il Mare - Novità e ripescaggi musicali" all'interno di Scuole di Pace, spazio contro la guerra all'Iraq, l'Alligatore si autodefinisce un pacifista integrale con la passione del rock. Metà veneto, metà altoatesino (la madre è dello stesso paese di Lilly Gruber), è nato nei primi anni Settanta, lo stesso giorno del compleanno di Jack Kerouac. Se volete contattarlo: diegoalligatore@tiscali.it

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