Dite la verità : quante volte vi è capitato di esclamare (ad alta voce o mentalmente) le parole testuali "Quel bastardo del mio Capo!"?
Da che mondo è mondo, identificare il Boss come la causa di tutti i propri problemi è lo Sport Aziendale più praticato e diffuso, tanto che gli manca soltanto il riconoscimento ufficiale del CIO per diventare una disciplina olimpica a tutti gli effetti.
Lo sanno bene, evidentemente, Luca Busico e Renato Votta - funzionario presso un ufficio legale il primo, consulente e «aspirante giornalista fallito» il secondo -, che a "Quel bastardo del mio Capo!" hanno dedicato addirittura il loro nuovo libro (edito da L'Airone, 148 pagine, 14 €uro). Si tratta, come recita il sottotitolo, di un "Manuale di sopravvivenza aziendale per impiegati, dipendenti e sottoposti" che scardina tutti i clichè e tutte le abitudini della vita di ufficio smitizzando e sgretolando l'immagine del Capo e delle macchiette più comuni attraverso una serie di episodi e di 'casi umani' in cui è pressoché impossibile non ritrovare analogie e somiglianze con la propria diretta esperienza di lavoro.
Si va dal famigerato "Colloquio di valutazione" - con tutti gli «Ottimo l'impegno (traduzione: I tuoi risultati sono zero)» e «Lei è stato bravo, ho notato evidenti progressi (traduzione: L'anno precedente avevi lavorato veramente da schifo)» del caso - alla fenomenologia degli status symbol che rendono ogni Capo un proverbiale "vero Capo" - frasi fatte, citofoni interni fuori dalla porta, incursioni notturne nei cassetti dei dipendenti, premi formativi, sbalzi d'umore e via di seguito -. Cianuro e solletico non vengono, comunque, risparmiati neppure ai collaudati Supereroi della scrivania, come "Il Ruffiano", "Il Millantatore", "L'Aziendalista", "L'Accompagnatore", "La Spia Brillante" e il fantomatico "Esperto di 'Uallarant'", personaggi quantomai radicati nell'immaginario professionale di ciascuno di noi.
Quel Bastardo Del Mio Capo! appartiene alla categoria dei cosiddetti "libri da autobus", che non richiedono particolare concentrazione e che possono essere letti anche spulciando le pagine in modo casuale senza bisogno di dover necessariamente seguire un filo logico. Questo lo rende perfetto per concedersi i classici "5 minuti di relax e buonumore" ogni volta che se ne sente la necessità e se ne presenta l'occasione, per esorcizzare lo stress da ufficio sia prima di entrarci alle 9 di mattina che dopo esserne usciti alle 6 di sera.
In generale, la scrittura di Busico e Votta è senza dubbio acuta, pungente e sufficientemente serrata. Peccato, però, per la ripetitività di molte osservazioni e per l'inserimento di contributi dal carattere più serio (e più serioso), che tendono talvolta a rallentare e ad appesantire il ritmo disperdendone la verve ironica.
Un complimento particolare alla vignetta di copertina firmata da Bertolotti.

