Ore 20:43 di un sabato sera di piena estate: alcuni/e amici/e in montagna, altri in macchina, altre chissà dove. Poca voglia di uscire per recuperare al cine all’aperto quel film con la dolce Gong Li, e allora eccomi qui, nella mia cameretta post-trasloco a coltivare paranoie. Niente di meglio di un cd come questo: teso, inquieto/inquietante, piatto nel senso migliore del termine, se esiste...
Dopo la dipartita del batterista Alessio Gastaldello, i Jennifer Gentle sono Marco Fasolo, che ha scritto, prodotto e suonato in (quasi) assoluta solitudine tutti i pezzi del disco in una vecchia casa nel Polesine, l'Ectoplasmic Studio. Non a caso sono le atmosfere spettrali a farla da padrone, e non c’è quella pop-spensieratezza del precedente splendido Valende (2005).
Qui dominano le note piĂą cupe, funeree, labirintiche, quelle di un moderno Syd Barrett in salsa veneta. Abissi e vette convivono in quaranta minuti di musica barocca, uguale ma mai scontata. Virtuosismi psico-rock come It's In Her Eyes (molto piĂą di una canzone), Quarter To Three (tra Ravel e i primi Pink Floyd) e The Ferryman (al mio funerale suonate questa).
Dal nord-est autistico, un oggetto musicale per chi è capace di coltivare le proprie ossessioni e, magari, dialogare con esse.
Per tutti gli altri, niente da fare: ripassatevi i precedenti dischi del gruppo e, se vi capitano a tiro, andateli a vedere live (quando non sono in Cina, States, Inghilterra).
Jennifer Gentle, The Midnight Room - Sub Pop/Audioglobe, 2007
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