Garda, 05.07.2007
Marco, uno dei miei amici più rompipalle, continua a riprendermi: «Alligatore - mi dice - perché vai ai concerti di queste cariatidi? Perché non parli più dei giovani musicanti? Della musica di nicchia?»
In realtà , pur essendo anziani, i Procol Harum sono di nicchia. Passati alla storia per una canzone sola (è stata la loro fortuna e la loro maledizione), la barocca e sensuale A Whiter Shade Of Pale, perfetta per la colonna sonora di un film sui favolosi anni sessanta come per il sottofondo di un villaggio turistico, una kermesse politica o per i baci di due giovani innamorati, la band di Gary Brooker ha suonato a Garda, la ridente località turistica dell’omonimo lago. Luogo migliore, per riproporre con gusto il loro blues- kitsch, non potevano trovare.
Ovviamente, quel marpione di Gary Brooker (l’unico rimasto della band originaria), dietro al suo piano, stretto nella elegante giacchetta blu, ha proposto il pezzo forte come ultima canzone, dilatandola al massimo e facendo così notare la sua origine classica (ispirata da Bach).
Nell’ora e mezza di concerto ha comunque dimostrato una certa classe e di meritarsi la sua posizione nella storia del rock. Accompagnato da abili musicisti, con il caratteristico hammond a fare la sua porca figura, ha tirato fuori altri classici della band di notevole impatto (Conquistador, Homburg e un’intensa This World Is Rich su tutte), facendo ballare qualche coppia infreddolita dalla brezza del lago, inedita per la stagione.
È stato interessante sentirlo, con la sua voce potente, per niente cambiata nel corso di questi quarant’anni di carriera. Una cavalcata originale, forse unica nella storia della musica moderna.
Sì, una cariatide che valeva la pena vedere, questo Gary Brooker...

