A farsi beffa di tutti i bambolotti laccatissimi spuntati come funghi nello Showbiz da una decina d'anni a questa parte ci hanno, in verità , già pensato in molti. I Blink 182, per esempio, nell'esilarante video-parodia di All The Small Things, autentica entrata a gamba tesa sulle caviglie dei poveri Backstreet Boys. O i nostri Velvet, esplosi proprio grazie a un inno del sarcasmo no-teen come Boyband al grido di «Negativi di un'estate / Io riprendo il mio colore / E dovrei curarmi un po' / Modellare il fisico / Espressioni da migliorare / Vitamine a profusione / Creme a volontà ».
Negli ultimi tempi, però, la repentina inversione di tendenza che ha progressivamente incenerito il settore - rappresentato ormai praticamente dai soli Tokio Hotel, sulla cui longevità sono peraltro in molti a non scommettere 10 centesimi - ha progressivamente spento anche il gusto per la sua dissacrazione, come a dire: non ha senso prendere ancora in giro qualcosa che non esiste più.
L'eccezione che conferma la regola arriva però puntuale dall'Olanda, ed è qualcosa di totalmente inedito e sperimentale (verrebbe quasi da definirla «avanguardia») per il circuito mainstream: un gruppo di 4 'artisti' che infrangono dichiaratamente tutti i comandamenti delle boyband senza, per questo, presentarsi come fenomeni da circo o macchiette da oratorio. Non sono propriamente adoni, non sono smilzetti efebici depilati come croste di formaggio, non hanno un'età compresa tra i 16 e i 20 anni, sono felicemente omosessuali e un paio di loro sono perfino fidanzati. Insomma: non c'è una sola regola di mercato che venga per sbaglio lontanamente soddisfatta.
Ciò nonostante, e pur senza prendersi granché sul serio - com'è giusto che sia -, i Bearforce1 ci credono eccome.
Dal 25 luglio ad oggi, dunque in poco più di 2 mesi, il video del loro primo singolo Bearforce distribuito su YouTube è stato cliccato da oltre 900mila utenti, e nel loro messageboard hanno già anticipato l'uscita di un debut album (con annesso nuovo singolo) proprio in coincidenza del Natale. Certo, c'è da riconoscere che dal punto di vista strettamente musicale Yuri, Robert, Peter e Ian si sono finora sforzati poco: Bearforce non è altro, infatti, che un medley di tutti gli inni storici della disco-music gay Anni '70/'80 - da I Feel Love di Donna Summer a Don't Go degli Yazoo e da You Spin Me 'Round dei Dead Or Alive a Boys di Sabrina Salerno - secondo il più collaudato e convenzionale dei copioni camp. E anche le interpretazioni vocali e coreografiche sono, al momento, ancora un tantino troppo approssimative per poter parlare di «progetto vero e proprio» anziché di una boutade estemporanea per farsi quattro risate tra (e con) amici.
Per contro, va salutata come una spruzzata d'aria fresca la lodevole intenzione di abbattere finalmente i cliché commerciali di genere e di proporre su larga scala un immaginario rimasto sino ad oggi confinato all'underground dei 'cultori della materia', ovvero quello del gay ursino, barbuto e maturo, in antitesi a quella 'tradizionale' (e più finta che reale) dello squinzio fashion victim tutto pantacalze e boa di struzzo. Per adesso il trionfo raccolto su internet ha spalancato loro le porte degli States, notoriamente refrattari a tutto quello che puzza di europeo indipendentemente dalla qualità del prodotto, dopodiché dovremo aspettare comunque qualche mese per capire se sono tutti lustrini quelli che luccicano.
Parafrasando un vecchio proverbio, «Se son peli, cresceranno»...
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