«I programmi popolari, le fiction popolari, hanno degli autori - parlo soprattutto di loro, perché costituiscono la casta immediatamente creativa e quella che mi interessa di più, ma il discorso può valere per i registi di sicuro, però anche per scenografi, costumisti, macchinisti e quant'altro - che sono intelligenti, bravi, furbi, colti, vivi. E che però, proprio perché hanno tutte queste qualità, hanno, o hanno avuto, o avrebbero ancora, tutt'altre ambizioni. Nella sostanza, quelli che si occupano di televisione si occupano di cose che non amano per davvero - se ne stanno lì e anche se sono a due metri non le guardano, non gli interessa. Perché scrivono cose che loro stessi non guarderebbero, e non guardano quando vanna a casa e accendono il televisore. E' un problema serio: cosa può funzionare veramente, cosa può essere bello veramente, se fatto da persone che se dovessero scegliere non farebbero quello che fanno, e quando possono scegliere - quando sono spettatori - non scelgono quello che fanno?»
Con queste parole, Francesco Piccolo - mescolatosi tra il pubblico di Domenica In in un pomeriggio d'inverno gelido - racconta uno dei tanti aspetti paradossali dell'"Italia Spensierata", la Terra dei Cachi «in cui si incontrano l'omologazione più (s)frenata e la felicità più nitida», da un'"arena" condotta da Massimo Giletti («che si avvicina di continuo alle telecamere, ma davvero vicinissimo, e parla guardando dritto negli occhi il pubblico a casa») con Barbara Palombelli, Giancarlo Magalli e Alba Parietti chiamati a prodursi nei loro abituali, illuminanti massimi sistemi («Il reality è come la Tragedia Greca» e «Se sei milioni di italiani la vedono, deve essere bella») sul tema "Vi è piaciuta L'Isola Dei Famosi?" al rituale del cinepanettone di Santo Stefano davanti a "Natale A Miami" (dove «le questioni fondamentali sono scopare, avere i soldi, divertirsi, mettere le corna. Tutto questo ruota intorno a una sola ossessione, a una sola finalità: le donne, in particolare le donne nude, anzi, più in particolare e più esattamente, la fica») e da una sosta negli Autogrill migliori e peggiori di una ricerca del Sole 24 Ore (per una curiosa coincidenza entrambi a Teano) a una giornata a Mirabilandia con figlia di 7 anni e migliore amica al seguito («Non voglio tornare a casa senza una di loro (o senza nessune delle due). Il mio obiettivo minimo, da quando mi accorgo che cominciano a perdersi i bambini, diventa uscire da lì con tutt'e due»).
Pungente e sarcastico, lo stile di Piccolo traccia, sulla propria pelle, un ritratto del "tipico italiano medio nazionalpopolare" esilarante e sconfortante al tempo stesso, senza l'insopportabile ostentazione di superiorità degli intellettualoidi borghesi ma con la consapevolezza critica che la situazione culturale, sociale e intellettiva dell'intero Paese sia molto prossima ad un pericoloso punto di non ritorno. Anche perché, all'estremo opposto, "L'Italia Pensosa" (quella dell'overdose culturale delle Notti Bianche, per esempio) non dimostra di versare in condizioni molto più rassicuranti...
Un libro fresco, divertente e "impegnato ma non impegnativo": perfetto, quindi, per i momenti di relax sotto l'ombrellone, in riva a un lago, su un prato di montagna o semplicemente in casa sul divano con il ventilatore a palla e un the freddo in mano. In fondo, non è anche questa "L'Italia Spensierata"?
Francesco Piccolo, "L'Italia Spensierata" - Laterza, 190 pagine, 9.00 euro

