Musica e Libri
08/08/2007
La musica scritta nel Destino
La ex band del Liga cambia formazione, cambia nome (da Clan Destino a Club Destino) e cambia sound, ma la parola d'ordine rimane sempre la stessa: Rock dal vivo!

di La Redazione

Dal 1989 hanno suonato al fianco di Ligabue, registrando con lui 4 album e accompagnandolo in tour per oltre 300 concerti (tra cui la data di "Campovolo" nel 2005). Nel frattempo, però, hanno anche inciso due album da 'solisti', Clan Destino e Cuore, Stomaco, Cervello, e maturato esperienze individuali come musicisti e collaboratori di molti altri artisti di punta del panorama rock italiano. Oggi, quegli anni trascorsi con il Liga, quei due album 'solisti' e quelle esperienze individuali rivivono tutti insieme - in una veste live completamente riarrangiata - nel cofanetto cd+dvd Registrazioni Clandestine, prima uscita ufficiale della band con il nuovo nome di Club Destino.
Già, perché i Clan Destino, insieme con la formazione, hanno deciso di cambiare anche 'identità', per sottolineare un momento di svolta che lascia aperte le più ampie prospettive future possibili. Di cui ci racconta tutto il loro batterista, Gigi Cavalli Cocchi...

In che modo la scelta di chiamarvi Club Destino anziché Clan Destino riflette la vostra diversa ricerca musicale rispetto ai precedenti lavori da soli e con Ligabue?
"La scelta di cambiare nome corrisponde innanzitutto ad una volontà precisa di mantenere un richiamo alla nostra storia passata evidenziando, però, al tempo stesso, che con quella storia oggi c'è una discontinuità dovuta alla nostra maturazione personale e come band. Ci piaceva l'assonanza tra Clan Destino e Club Destino, che sviluppa perfettamente il concetto che intendevamo esprimere, anche se l'uso del termine Club rispetto a Clan non trova poi effettivi riferimenti concreti nel nostro nuovo sound..."

Oggi la cronaca ci ha abituato a legare il termine «Clandestino» a un immaginario molto specifico e particolare, forse in larga parte deviato rispetto al significato originale della parola. Cosa significa, per voi, «Clandestino»?
"Quando abbiamo scelto di chiamarci Clan Destino, l'intenzione era quella di sintetizzare in una parola sola la nostra posizione di 'clandestini' all'interno dell'industria discografica, dove tutto si muove per leggi dei grandi numeri e alla ricerca del massimo profitto. Noi, al contrario, lavoravamo quasi in famiglia, anche con Ligabue, occupandoci personalmente non solo della musica ma anche della della comunicazione, del management e così via... Ci sentivamo come dei piccoli alieni all'interno di un meccanismo gigantesco. E, pur nelle nostre diversità, accomunati dal Destino dalla voglia di fare insieme lo stesso viaggio..."

La scelta di pubblicare un cofanetto con un cd e un dvd live corrisponde soltanto a un concept di tipo artistico, o è anche un tentativo per dare nuova vita al cd come oggetto e 'feticcio', considerata l'attuale crisi del mercato?
"Entrambe le cose. Da una parte, infatti, noi siamo prevalentemente un gruppo live, e volevamo presentarci come tali anche ai più giovani che, magari, non ci conoscono ancora in una veste la più completa possibile, cioè sia per suoni che per immagini. Dall'altra, è innegabile che il cd sia un supporto ormai in debito d'ossigeno - soprattutto a causa dei prezzi sempre troppo alti e dell'approccio conservatore che le major hanno tenuto per anni nei confronti di Internet - e che proporlo in una nuova veste e con un packaging più ricco e articolato, ma anche più economico, possa essere una soluzione per restituirgli fascino e appeal agli occhi del pubblico..."

Visto che la musica in Italia vive quasi esclusivamente di trend e di correnti, e visto che il trend attuale sembrerebbe quello del gangsta-rap maccheronico suburbano, cosa pensate che stia succedendo, di conseguenza, alla musica Rock?
"Beh, il Rock in Italia ha conosciuto due decenni di grande vitalità e grande fermento come gli Anni '70 - con la scena Progressive - e gli Anni '90. In effetti è vero che oggi ha perso molta di quell'energia e di quello slancio, ma è un problema soprattutto di comunicazione: se un brano non passa né per radio né per televisione - e il Rock ormai non passa più in nessuno dei due media - non ha alcuna possibilità di farsi conoscere. Certo, Internet ha aperto nuovi scenari, ma li ha aperti a tal punto che online si trova di tutto senza riuscire più ad orientarsi. In linea di massima, il problema è che l'industria tende ad investire su progetti estemporanei a breve termine costringendo gli artisti a lavorare in condizioni di scarsa libertà e vincolandoli a tempi creativi rapidissimi, cosa che, alla fine, va contro lo spirito stesso del Rock..."

L'ultima domanda, per tradizione, è quasi sempre «Progetti per il futuro?»: nel vostro caso, però, riprendendo l'idea del Destino che accompagna la vostra carriera e il vostro nome, mi viene da chiedervi: quale pensate che possa essere il vostro Destino da qui in avanti?
"Sinceramente, rispondere a una domanda simile è molto difficile... L'obiettivo che ci poniamo è quello di riuscire, prima o poi, a incidere un album di inediti, di cui Buonanotte - l'unico pezzo inedito contenuto in Registrazioni Clandestine - può essere considerato una sorta di 'antipasto'. In ogni caso, non vogliamo fissarci nessun vincolo e nessun obbligo: probabilmente ci chiuderemo in un posto il più possibile isolato a suonare alla ricerca dell'ispirazione giusta. Quello di cui siamo sicuri è che non faremo mai uscire nient'altro che non corrisponda perfettamente a quelli che sono i nostri stimoli e i nostri standard..."

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