Musica e Libri
30/05/2007
Il Reverendo è servito
Il suo nuovo album si intitola Eat Me Drink Me e, non a caso, qualcuno lo considera già alla frutta. Per Marilyn Manson, invece, è soltanto l'antipasto.
Corna e controcorna di un Diavolo più che mai alle prese con pentole e coperchi da parte di due poveri Cristi infiltrati al suo concerto...


di Sonia Di Palma e Antonio Incorvaia

Eat Me Drink Me - L'album
D'accordo: forse non avrà la carica sovversiva di Antichrist Superstar o la ricchezza creativa di Mechanical Animals, ma Eat Me Drink Me non è, come lo hanno definito alcuni addetti ai lavori, "un album noioso e privo di ispirazione": semplicemente, è 'diverso'. Diverso dagli altri e da come ce lo si sarebbe aspettato, più introspettivo e più votato alla ricerca della salvezza - o quantomeno di una via di fuga - anziché della dannazione eterna.
Del resto, la stessa realtà quotidiana si è ormai talmente saturata di Anticristi autentici (compresi quelli nascosti sotto gli abiti talari) che con il semplice canovaccio dell'angelo maledetto in odore di eresia Marilyn Manson non avrebbe avuto più alcuna chance di prevalere sulla concorrenza. Così, invece, ha rivelato un lato di sè quantomeno inesplorato, pur sempre 'carico' nei testi ma non nei suoni e nelle atmosfere, rese più minimali e riflessive. Tra i brani migliori, oltre al primo singolo Heart Shaped Glasses, anche Putting Holes In Happiness, If I Was Your Vampire e la titletrack Eat Me Drink Me, tutte di matrice fortemente new wave anni '80.

Eat Me Drink Me - Il concerto (Milano, PalaSharp / 28 maggio 2007)

Visto e sentito da Antonio Incorvaia

Sfatiamo subito due falsi miti: 1) non è vero che ai concerti di Marilyn Manson vanno solamente le Bestie di Satana; 2) non è vero che Marilyn Manson non sa cantare.
Il pubblico, seppur non da 'tutto esaurito' (in parte anche perché questa volta non si tratta, come in altre occasioni, dell'unica data italiana), è infatti esattamente quello che verrebbe spontaneo definire «tranquillo»: eterogeneo e perfettamente assortito per età, look ed estrazione e interessato soltanto ad assistere ad un concerto di musica - al contrario di chi va abitualmente allo stadio con spranghe e coltelli -, dal licealotto un po' brufoloso di 16 anni alla madre di famiglia di 50 con la figlia al seguito. Anzi, tutte le persone più coreografiche in tal senso (make up pesante, vestito nero, borchie, catene, ciondoli esoterici e simboli più o meno espliciti) alla fine sono proprio le più «tranquille» di tutte, visto che dopo un'ora e mezza il loro trucco è ancora perfettamente intatto e senza un minimo accenno né di sbavatura né di sudore.
Lo spettacolo inizia con If I Was Your Vampire e, in questo caso, si chiude, bruscamente e sul più bello - come da copione - con The Nobodies. In mezzo, le nuove canzoni di Eat Me Drink Me e alcuni 'classici' immancabili, con la sola eccezione di Personal Jesus (perché?!?): da Sweet Dreams a The Dope Show, da The Beautiful People a Tainted Love e da Rock Is Dead a mObscene. Interpretate senza una sola, minima sbavatura: e va bene che, nell'immaginario collettivo, Marilyn Manson è «quello che urla come una gallina strozzata», ma conoscendo un po' meglio i suoi brani al di là dei pregiudizi si scopre che proprio facilissimi da cantare non sono e lui la voce (la «voce», non solo il «fiato») ce l'ha.
Poi, d'accordo: il gesto di buttare a terra il microfono alla fine di ogni pezzo e aspettare che il povero tecnico di palco si facesse i chilometri avanti e indietro per raccattarlo e rimetterlo sull'asta è una concessione al divismo che fa decisamente più Superstar che Antichrist, ma ci sta: in fondo da Marilyn Manson non ci si aspetta più che si sbrindelli con una lametta, che si masturbi o che dia fuoco a delle croci. Anche il "Ciok!" di un microfono buttato a terra tra una canzone è l'altra, probabilmente, è - a modo suo - una nuova forma di 'trasgressione'.
L'unica vera nota stonata, semmai, è dover passare più tempo in coda sotto la pioggia (grande idea quella di aprire i cancelli con 45 minuti di ritardo e far passare 5 persone ogni quarto d'ora sequestrando anche gli ombrelli!) che al PalaSharp sotto la musica...

Eat Me Drink Me - Il concerto (Milano, PalaSharp / 28 maggio 2007)

Visto e sentito da Sonia Di Palma

Sì, sono proprio io!
In fila, schiacciata e sotto la pioggia... Sono io! Alla veneranda età di 35 anni, mi ritrovo in mezzo ad un branco di ragazzotti truccati da non so cosa, mamme premurose e altra gente più o meno come me.
La differenza però è che loro sono allegri, io sto ancora chiedendomi al freddo cosa sto facendo lì.
Palasharp, concerto di Marilyn Manson.
Vabbè, lo ammetto, la storia di andarci per lavoro è un po' una scusa, perché in fondo, io ci volevo andare a vedere il Diavolo! Ma potevano dirmelo prima che è più facile incontrare il Papa a San Pietro che il Diavolo ad un concerto...
Antonio accanto a me è raggiante e questo mi rincuora: mi fa sperare che tutto andrà per il meglio, nel senso che non passerò ore a guardare gli altri felici e danzanti, invasi da chissà quale orgiastica euforia mentre io sarò sempre più in preda all'ansia di fuga.
Ok, sembra che la situazione migliori: finalmente ho superato l'angolo della transenna che mi stava trafiggendo il costato (e qui mi sento anche un po' martire, giusto perchè il peccato prevede comunque la via della santità!).
Ecco, vedo un poliziotto, un casco blu! :)
Butto l'ombrello, non fanno passare oggetti pericolosi, sono pronta a lasciare la mia candida borsa molto "per bene" ma nulla, praticamente non ho una faccia pericolosa. Niente, "vada vada", quasi un po' schifati intendono dirmi che non temono miei assalti al "Reverendo".
Vabbé, ma per la cronaca, io in borsa ho un bel set per la manicure, quindi forbici, tronchesine, lime e quant'altro... Giusto per poter sgozzare il primo che mi capita a tiro!
Entro ed è tutto abbastanza tranquillo, in verità non c'è poi così tanta gente. Tutti però sono lì in fila (ancora!) ma è solo la toilette! Penso tra me che tutta questa gente dipinta in viso, con alze a rete strappate, con percing anche sulla testa chissà quanto puzzerà. Invece, prima sorpresa: sono anche profumati! Sì sì, proprio così. Già in coda all'entrata ho notato questo, nessuno puzzava... e per me questo è un ottimo segnale!
Ci avviamo verso le tribune vip, intravedo di nuovo la ragazzina che mi ha colpito all'esterno: magrissima, con capelli alla Addams e volto bianco, con stelle nere e quant'altro necessario alla scenografia. Il papà l'ha accompagnata fino all'ingresso tra mille raccomandazioni. E il pensiero è immediato: velocemente ripercorro la mia adolescenza, tra i no di mio padre e le mie serate in camera ascoltando musica e scrivendo poesie perché al concerto in questione non ero potuta andare. "E se mi capitasse un/a figlio/a così? Che farò? No, no, no!" IO non accompagnerò nessuno lì fuori: che se la sbrighi da solo... Se è già sfigato a truccarsi così per un cantante, non aumenterò la sua sfiga facendo da balia!
Ci sediamo, si vede abbastanza bene il palco. Oddio cos'è questo rumore assordante, già inizia?
Eh? Ma che lingua parla questo qui? No, tranquilli: è il gruppo supporter. Tanto nero, tanti capelli sbattuti al vento, tanta musica (?) rumorosa e soprattutto tanti versi che a me sembrano conati di vomito. Lui, il cantante leader, ci parla in inglese, o almeno credo fosse inglese... Peggio del mio!
Dopo 15 minuti ci hanno già stancati: se per vedere Manson ti preparano così, allora ho capito tutto!
Niente, il Palasharp proprio non si riempie e io che immaginavo folle e folle urlanti. Mando un po' di messaggini, avviso la mamma di non cercarmi perché non potrò risponderle. ;)
La tribuna vip si popola di gente più o meno comune, adulti ben vestiti e una coppia da brivido: una specie di fatina bianca mostruosa con occhi cerchiati di nero e fidanzato calvo con borchie conficcate sulla testa (subito penso a come potrebbe esere il sesso tra loro due! Mah!).
I miei pensieri vengono però subito allontanati e due figure accanto a me si materializzano, trubandomi non poco. Ho sbagliato concerto? Chi sono mai qesti due qui? Faccina un po' sfigatella, occhialini, visiera (oddio!), panino gigante fatto dalla mamma e Pepsi!
Dio mio... Ora sì che sono terrorizzata! Guardo Antonio, forse sono i Papa Boys? Ridatemi Manson!
E infatti, inizia!
Buio... Ma che buio, qui tutti sono con le fotocamere, ma dove sono i begli accendini di un tempo? E' un insieme di flash falsh flash....
E appare. Ma dove cavolo è? io non vedo, porca miseria a me e le lenti a contatto! Ma no, è tutto nero, secco secco secco... Et voilà, grande zaffata di fumo e si illumina il suo viso bianco cadaverico. Delirio, urla, wooooooooooooow!!!
Non c'è che dire: le canzoni mi piacciono, la sua voce mi piace, ma porca miseria chi è quello lì sul palco che corre avanti e indietro?
Mi distrae, mi distoglie dalla scenografia, e levati cretino, chi sei? Pussa via!
Ma no, poveretto, è il disgraziato di turno dello staff, corre avanti e indietro perché il "mitico" Manson butta giù l'asta (prima ci gioca un po' in modo fallico, ovvio!), poi il microfono, ma lungi da sé abbassarsi a riprenderli. Eddài, Manson, vabbé che ti ha lasciato la moglie e ci hai rotto le scatole su tutti i giornali di gossip, ma abbi uno scatto felino, sei il Diavolo no? E tira su la gambetta, fai vedere come giochi davvero con l'asta, su dai, un po' di virilità satanica!!!
La scenografia cambia ad ogni canzone, il ritmo si fa più incalzante... Io comincio ad avere un po' di brividini, in tribuna si scatenano, urlano, si dimenano... Già, ma solo quelli normali! I "dipinti", quelli con borchie e tutto il resto, sono immobili... Mah!
Lo so, volete sapere dei Papa Boys accanto a me? Sono felici, fanno foto, si guardano, si agitano.
Fantastica Sweet Dreams (ma non vale, quella è degli Eurythmics!), sì sì, mi piace questo genere, anche se le orecchie mi fanno male. Provo a fare foto, ma verrà fuori solo un insieme confuso di luci.
Ma che fa? Aò, Manson... E no, no! Si fa rifare il trucco, ma dai! NO! Il mito mi cade, anche se si sa che il Diavolo è legato ad ogni vizio e vanità.
Basta, ora sono stanca, non reggo ancora, giusto un'altra, sì, un'altra soltanto. Allora?
Niente. E' finito.
Così, senza un saluto, senza un bacino, senza un ennesimo "fucking mother"...
Antonio è ancora raggiante, ma deluso anche lui per la chiusura così, così... Così chiusa, ecco!
Si torna a casa, all'uscita riprendo da terra un ombrello (non mio) ma piove e questo qui è più carino!
In metro sono tutti sfatti, il trucco è colato sui volti, che sono tornati semplici e spesso infantili come i proprietari.
Eccola: la ragazzina di prima guarda concentrata le foto che ha fatto al concerto, si alza come imbambolata, forse solo assonnata (figlia mia sono solo le 23, 30!): segue il papà, che stringe in mano un sacchetto con dentro gli acquisti di nuove magliette nere e demoniache per la figlia cara.

Bilancio della serata: mi sono beccata un bel po' di freddo e pioggia, una transenna nel costato, una cinquantina di vaff (ma in inglese) e ho scoperto che il Diavolo non veste Prada, mio caro Marilyn, ma... visiera d'ordinanza e panino gigante della mamma!

- Ciao Sonia, come stai? Sono la tua amica d'infanzia, si capisce dal nick?
- Ciao, scusa, vado di corsa, che sorpresa trovarti su Skype!
- Che fai di bello a Milano?
- Niente, lavoro, sono stanca per il concerto di ieri sera.
- Ah, che concerto? Non dirmi che...
- Sì, quello di Marilyn Manson.
- Ah, meno male, credevo la Pausini! Mi avresti fatto dubitare di te e delle tue scelte!...

Guarda il Video | Vai al Sito Ufficiale di Marilyn Manson

Il concerto di Marilyn Manson
Guarda l'inizio del concerto di Marilyn Manson a Milano...
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