Mentre gli "addetti ai lavori" della (ex gloriosa) musica dance made in Italy continuano da anni a spremere un limone che nemmeno esiste più, puntando al 'massimo rendimento' - quale? - col men che minimo sforzo, all'estero il fermento creativo e la capacità di reinventarsi dei dj internazionali dà ben altro genere di risultati. Ne sono un esempio l'attuale boom di Bob Sinclar, la nascita di nuovi fenomeni magari estemporanei ma magari no (Calvin Harris, David Vendetta, Tony Lamezma) e la costante evoluzione degli evergreen Paul Oakenfold, Tiesto, Martin Solveig e Jason Nevins, giusto per citare solo i più simbolici di tutti i casi esistenti al riguardo.
E proprio in quest'ultima categoria rientra Armand Van Helden, dj producer di Boston che dal 1994 in poi ha esplorato pressoché tutte le sfumature della dance sdoganandola anche al di fuori delle piste da ballo. Così, dopo essere passato attraverso l'house, la garage, l'underground e l'electro lo-fi, oggi vira decisamente verso il technopop anni '80 con il suo nuovo album Ghettoblaster, 12 tracce di pura adrenalina che riportano alla mente i successi della premiata ditta Stock-Aitken-Waterman (ve li ricordate? Quelli che hanno 'inventato' i Dead Or Alive, Kylie Minogue, Samantha Fox, Rick Astley, le Bananarama, Mandy Smith e Mel & Kim, per intenderci, sfornando tra il 1985 e il 1989 un numero impressionante di hits da Numero 1). Pur non essendo forse il massimo dell'originalità , il disco ha comunque la capacità di saper riproporre le sonorità e i riff di 20 anni fa senza cadere nei tipici didascalismi di chi si limita a campionare e scopiazzare: ne sono una prova l'ipnotica A Track Called Jack, la scatenata I Want Your Soul, la pirotecnica Touch Your Toes e la scoppiettante Go Crazy, figlie dello stesso imprinting eppure dotate ciascuna di personalità propria e decisamente trendy.
In Ghettoblaster non mancano comunque pezzi più aggressivi come Playmate, To Be A Freak, NYC Beat e This Ain't Hollywood, più vicini al mood e ai trend dei primi anni '90. Giusto per non scontentare nessuno e accalappiare in un colpo solo tutti gli amanti del revival.
In definitiva, uno dei migliori album dance degli ultimi anni. Forse non così ispirato come Kittenz & Thee Glitz di Felix da Housecat e non così seducente come Supernature dei Goldfrapp, ma per gli appassionati del genere è sicuramente un interessante pezzo in più da aggiungere alla collezione.
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