Musica e Libri
08/11/2007
Mala tempora... suonant
L'eufemismo latino originale, in effetti, reciterebbe «Mala tempora currunt» (= corrono tempi difficili), ma quelli di Paolo Simoni sono "Mala Tempora" in musica, come suggerisce il titolo del suo primo album in uscita domani...

di Antonio Incorvaia

«Smemoranda, che bello! La Smemo è sempre stata la mia agenda preferita, a scuola la usavo ogni anno... Complimenti a tutti!»
Comincia così l'incontro - telefonicamente parlando - con Paolo Simoni, giovanissimo (22 anni) cantautore di Comacchio che domani debutterà ufficialmente sulla scena musicale con l'uscita del suo primo album "Mala Tempora" festeggiando l'evento con un'esibizione al prestigioso ed esclusivo Premio Tenco.
E dopo l'iniziale scambio di complimenti e simpatie reciproche (legate anche alla comune discendenza emiliano-romagnola), Paolo si è prestato più che volentieri a raccontarci i dettagli salienti della sua produzione e della sua ispirazione...

Prima di tutto: per non ricadere nell'abituale cliché di chi identifica un artista emergente soltanto attraverso etichette di genere tagliate con l'accetta, prova a definire la tua musica appellandoti, invece, a emozioni, sensazioni e percezioni...
In generale, considero le mie canzoni come poesie, immagini e stanze. Poesie perché sono un cantautore, e quando scrivo lo faccio con lo spirito dei bambini che compongono le loro prime poesie da regalare ai genitori; immagini perché sono appassionato di fotografia e credo che ogni traccia rappresenti un'istantanea precisa dei "Mala Tempora" in cui viviamo; stanze perché tutti i brani del disco sono luoghi e frammenti della mia esistenza. Anche se c'è la presa di coscienza di una condizione fortemente negativa all'esterno, mi piace ragionare nell'ottica del «Invece di maledire il buio, accendi una candela»: ecco, in ciascuna di queste stanze ho voluto provare ad accendere una candela...

Un altro abituale cliché che si applica agli artisti emergenti è quello di considerarli sistematicamente «Il nuovo qualcun altro». Per sconfessare anche questo, cosa ti rende - a modo tuo - "unico" e, quindi, «Paolo Simoni e basta»?
Penso il fatto che sono un cantautore e, in quanto tale, quello che scrivo fa parte della mia esperienza ed è strettamente personale. Poi, certo: le influenze ci sono e anche io ho i miei miti, i miei idoli e i miei riferimenti, ma rimangono per l'appunto tali, non sono necessariamente elementi di paragone...

"Mala Tempora" sembra rievocare, anche per tua stessa ammissione, un certo cantautorato 'schierato', ovvero 'impegnato' e attivo dal punto di vista sociale e politico nel senso più ampio e disincantato del termine, cantautorato che negli ultimi anni si era quasi completamente dissolto in mezzo a nuvole di superficialità e luoghi comuni triti e ritriti. Credi, allora, che la musica possa avere ancora un ruolo non soltanto evasivo ma anche riflessivo?
Ma certo, alla grande! In realtà mi accorgo che le persone non sono così passive come le si dipingono: per la strada, nelle piazze, in rete si possono toccare con mano i fermenti di chi è stanco di questa situazione e chiede a gran voce un rinnovamento. La musica è perfetta per accompagnare questi fermenti: ovviamente ciascun artista, io per primo, non può dare che il proprio piccolo contributo alla causa, ma è comunque un contributo che nelle intenzioni è il migliore possibile...

Nel comunicato stampa che accompagna "Mala Tempora", tra le righe della tua biografia si legge testualmente: «Compie i primi passi nel mondo della musica iniziando a studiare, sin da bambino, la chitarra e l'organo sotto la guida di una stravagante insegnante giapponese». Cos'aveva di «stravagante» questa insegnante giapponese?
Ah ah! Beh, in effetti era un tipo un po' particolare... Era alta - o meglio: è alta - un metro e 50, vestiva sempre di rosa e portava strani ombrellini esotici. E poi aveva metodi di insegnamento non propriamente ortodossi: siccome il parroco ci aveva concesso di usare l'organo della chiesa per le lezioni, mi ha fatto passare un'intera estate a suonare chiuso in chiesa mentre i miei amici e gli altri bambini erano al mare a mangiare il gelato!

Tu hai compiuto un percorso di formazione abbastanza 'tradizionale': Conservatorio, pianoforte, Accademia di San Remo, Scuola di Musica Moderna a Ferrara, Festival di San Marino e poi sei approdato alla Warner che è la tua attuale casa discografica. Per un giovane che oggi volesse iniziare a suonare come hai fatto tu, pensi che sia ancora consigliabile seguire questo iter o, piuttosto, aprire subito una pagina su MySpace e vedere cosa succede?
Internet e MySpace sono sicuramente due risorse molto importanti per i giovani, ma è altrettanto importante anche il contatto fisico con l'ambiente musicale, e quindi le scuole, i festival e via dicendo... Rimangono gli strumenti più utili per confrontarsi, scambiarsi idee e opinioni, maturare e trovare la propria strada anche se la Rete ha reso tutto molto più veloce. Tanto è vero che le stesse etichette oggi fanno molto scouting sul Web dopo averlo a lungo demonizzato: ci sono dei problemi di gestione del mercato che sono innegabili, da questo punto di vista. Come, per esempio, il fatto che per gli artisti già affermati vengano stanziati finanziamenti esorbitanti che poi ovviamente prosciugano le casse a disposizione di quelli giovani ed emergenti. Devo dire che, da parte mia, sono stato molto fortunato, ma riconosco di essere un'eccezione che conferma la regola...

Per quel che riguarda il tuo album, essendo cantautorale e avendo sonorità così particolari, ti sei fatto un'idea di quale potrebbe essere il suo target da quando domani entrerà in commercio?
No, un'idea sul possibile target del mio disco non riesco davvero a farmela... Infatti sono molto curioso e, devo ammettere, adesso anche un po' agitato! Pensare che fino a qualche giorno fa mi sembrava di essere riuscito a prenderla bene e in totale scioltezza... Staremo a vedere!

Ultima domanda: i tuoi produttori sono Mauro Pilato e Max Monti. Visto che avete stili tendenzialmente diversi, gliel'hai mai rinfacciato di essere stati «quelli di "Gam Gam"»?
Ah, ma certo: tutti i giorni! Devo dire che "Gam Gam", comunque, al di là del genere specifico, è stata senza dubbio un'intuizione vincente, e d'altro canto loro seguono anche i Quintorigo - che hanno suonato con me in "Mala Tempora" -, quindi non sono l'unico dei loro 'prodotti' a seguire una strada di questo tipo!

Paolo Simoni, MALA TEMPORA - Warner
Links ufficiali: www.paolosimoni.it | MySpace

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