I Metallica riprendono il discorso da dove l'avevano lasciato... cioè danno alle stampe un disco che parla di morte, come fanno da sempre fin dai tempi del loro esordio Kill 'em all. Epperò questo Death Magnetic - senza essere una grande rivoluzione, beninteso! - è il primo album metallico convincente da 17 anni a questa parte.
Insomma, oggi i Metallica sono dei miliardari quarantenni con la panza... ma almeno ci provano, a ritrovare la rabbia e la potenza che avevano sul palco negli Ottanta.
Questo viaggio alla ricerca delle radici dei Metallica è guidato dal superproduttore Rick Rubin, che aiuta il gruppo a ritrovare un suono asciutto e potente. Tuttavia, fra i dieci pezzi che compongono Death Magnetic, sembra difficile individuarne uno che svetti davvero sopra la massa. Uno capace di far ribollire il sangue ai fan che hanno amato One, Fade to Black, Battery e tutte le altre canzoni che hanno segnato la storia della band. Anzi, proprio i fan più hardcore (quelli che già col Black Album del 1991 avevano gridato al tradimento) si accorgeranno che a volte l'autocitazionismo di James Hetfield e compagni raggiunge e supera i livelli di guardia. E non stiamo parlando di The Unforgiven III...
Se è vero che prima di morire ti ripassa tutta la vita davanti, il progetto Death Magnetic diventa chiaro: si capisce perché il disco con la bara in copertina sia impastato di tutto ciò che è classicamente Metallico. Aspettatevi quindi un tot di musica epica, scandita dalla (s)chitarra velocissima di Kirk Hammet; e naturalmente, Lars Ulrich che batte sui tamburi come un indemoniato, bando alle raffinatezze. Una formula che si ripete per dieci pezzi, lunghi almeno sei minuti (!), ma più spesso otto (!!), e a volte dieci (!!!).
Giudizio finale: meglio mettersi il cuore in pace, perché i Metallica di Master of Puppets non torneranno più. Però forse potremo vedere ancora un gruppo che si diverte a fare heavy metal, piuttosto che attaccarsi alla bottiglia. Accontentiamoci.

