Musica e Libri
22/06/2008
Da ascoltare: Lay It Down
Il ritorno di Al Green, storica voce del soul, con un nuovo disco. La nostra recensione.

di Michele Rumor

Per decenni, i grandi cantanti soul hanno insegnato agli uomini come amare le donne, come trattarle bene. Poi la musica nera ha cambiato rotta, e oggi i rapper insegnano ai giovani come trattarle male. Segno che i tempi cambiano, ma non sempre in meglio.

Per fortuna c'è ancora in giro gente come Al Green. Lui ha sessantadue anni portati più che bene, e dietro le spalle almeno quaranta di carriera, e una caterva di album pubblicati. è un tipo molto religioso che per anni ha cantato solo gospel, e oggi è tornato con un nuovo disco in cui l'amore è ancora una volta protagonista assoluto.

Il bello di questo nuovo Lay it down è che in ogni pezzo echeggiano le atmosfere dei classici di Al Green, come Let's stay together, I can't get next to you, o Call me. Merito di produzioni rotonde e sempre efficaci, affidate alla strana coppia formata dal produttore James Poyser e al virtuoso percussionista dei Roots, Amir Thompson a.k.a. Questlove. I due mettono insieme tre quarti d'ora di musica vellutata e sensuale, ma che non rinuncia mai al giusto groove.

Inutile dire che la voce di Al Green, in un contesto simile gioca in casa, e riesce sempre a toccare le corde giuste. Una vera lezione per i giovani: questo è il vero r'n'b, nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, non certo i miagolii di Usher e compagnia. In un momento in cui molti cantanti sembrano voler riportare indietro le lancette dell'orologio, da Amy Winehouse a Eli Reed, Al Green ribadisce che gli originali sono sempre i migliori.

Date un'occhiata al sito di Al Green.

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