Lee Perry detto "Scratch" se li porta piuttosto bene, i suoi 72 anni. Oddio, eccetto per il fatto che è matto come un cavallo. Di fronte a un disco come l'ultimo Repentance, infatti, non si può che rimanere interdetti. La domanda è sempre la stessa: sto Lee Perry c'è o ci fa? Genio o pazzo? In ogni caso, lui può dirsi davvero una leggenda della musica giamaicana, visto che la sua carriera si è sviluppata attraverso mezzo secolo, con l'incredibile cifra di 54 album ufficiali pubblicati, più centinaia di collaborazioni con i grandi re del reggae, da Coxsone Dodd a Bob e Rita Marley, Peter Tosh (giusto per citare i primi e più noti compagni di avventura).
Insomma, Perry è un grande padre fondatore, senza il quale probabilmente non esisterebbero stili musicali arcinoti come il dub. Nel 2008 si ripresenta al grande pubblico nei panni di un vecchietto arzillo, anzi... piuttosto tamarro, sullo stile dei rapper west coast o dei cantanti dancehall; dunque, preso da una vita fatta di club privati, limousine, e splendide donne. Nel singolo che traina questo Repentance, dichiara allegramente di essere impegnato in una spasmodica ricerca di "Pum Pum": per chi non masticasse il gergo giamaicano, Pum pum indica la femmina con una terminologia poco elegante. Lee Perry, insomma, anche stavolta non rinuncia all'aura di follia che da sempre lo accompagna. Non stupisce che Repentance sia un disco composto di strane nenie – con poco o nessun senso – cantate su basi elettroniche minimali, ricche di effetti insoliti.
Alcuni brani suonano riusciti, in altri Scratch sembra la caricatura di se stesso. Forse volutamente, forse no... Repentance è il classico disco da prendere con le pinze, eccentrico e a tratti incomprensibile. Come ad esempio nella scelta del titolo, visto che non sembra proprio che Lee Perry voglia pentirsi di qualcosa... In ogni caso, a 72 anni lo scienziato pazzo del reggae non sembra avere alcuna voglia di fermarsi a riflettere. Ed è certamente meglio così.
Lee Perry, Repentance

