Musica e Libri
15/06/2008
Da ascoltare: Rising Down
The Roots, una vita per l'hip-hop. E, perché no, contro il commerciale.

di Michele Serra

The Roots - Rising Down

Mettetevi nei loro panni: l'ultimo disco dei Roots Game Theory è stato, commercialmente parlando, un flop pazzesco. Voi come vi sareste comportati, dopo un fiasco così? Una soluzione era comporre un ritornello accattivante e costruirci intorno una canzoncina orecchiabile. Poi, sarebbe bastato rimanere seduti ad aspettare che arrivassero i soldi. Invece i Roots hanno fatto tutto il contrario, e noi non possiamo che esserne profondamente contenti.

Rising Down è un disco senza compromessi, che non sembra proprio fatto per compiacere il pubblico. Piccolo aneddoto: i Roots avevano scritto un singolone lingua-in-bocca destinato a sicuro successo, intitolato Birthday Girl. Poi hanno pensato che quella canzoncina spensierata non li rappresentava, e non rappresentava Rising Down: loro volevano parlare dei problemi dell'America di oggi, della povertà e delle storture del sistema. Allora, hanno deciso che Birthday Girl non sarebbe entrata nell'edizione definitiva del cd – se non come bonus track – perché ne avrebbe rovinato l' atmosfera.

Forse è anche per scelte come questa, che Rising Down suona autentico e convincente come non capitava dai tempi di Things fall apart, il capolavoro della band di Philadelphia. Black Thought, Questlove e compagni hanno costruito un disco estremamente solido, che si muove su uno scenario teso e paranoico. Facile capire che la partecipazione di rapper come Mos Def e Common sia la classica ciliegina sulla torta.

In definitiva, quello dei Roots è un fulgido esempio della potenza del genere hip-hop. O almeno, di quello che non si perde dietro alle pistole e ai cerchioni cromati.

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