Adrian Tomine
Una lieve imperfezione
Dieci anni fa, Adrian Tomine era uno dei giovani autori più promettenti d'America: a soli ventitre anni, aveva già pubblicato un pugno di storie che avevano colpito a freddo pubblico e critica, facendo di lui uno dei più celebrati narratori della X-Generation. Diceva di aver iniziato a disegnare fumetti perché era un tipo molto riservato, e in questo modo riusciva ad attirare un po' di attenzione, soprattutto dalle ragazze (!).
Sono passati dieci anni, e certamente di attenzione Adrian Tomine ne ha avuta molta: quel pugno di racconti che ha pubblicato ha fatto scattare paragoni con mostri della letteratura come Raymond Carver, e i suoi disegni sono apparsi sulle pagine di riviste come The New Yorker e Giant Robot. Tomine è esponente di spicco di quella new wave composta di fumettari americani di origine asiatica – lui è ormai statunitense da cinque generazioni, ma i suoi tratti somatici non emntono – che ormai hanno formato una vera e propria community intorno alla Bay Area di San Francisco.
Una lieve imperfezione, il suo primo romanzo grafico, ha come protagonista proprio un americano di origine asiatica, che ha una relazione con una ragazza orientale, ma sogna donne occidentali, tipo bionde/occhi azzurri. Un personaggio molto umano, irascibile, a volte indifferente, altre fortemente emozionale, altre ancora semplicemente antipatico.
I toni sono quelli crepuscolari, attenti alle piccole cose, che hanno fatto conoscere Tomine come l'alfiere del minimalismo a fumetti; come un chirurgo, Tomine disseziona i suoi personaggi e ne analizza i rapporti, con un uso magistrale di dialoghi e silenzi. Il finale ha l'impronta tipica dell'autore: potrebbe essere chiuso, invece diventa ambiguo, proteso verso un 'continua' destinato a non arrivare mai.
In definitiva, Una lieve imperfezione (edito da Rizzoli) è un romanzo a fumetti dalla grande carica di umanità , che parla della vita di tutti i giorni. Un'ulteriore conferma del talento di Adrian Tomine.

