Musica e Libri
05/11/2008
Il libro della settimana (secondo noi). Dieci.
La recensione di Sandra Bonzi. Laureata in scienze politiche (sociologia della comunicazione), anni di esperienza occupandosi di comunicazione tra la tv e cinema. Lettrice accanita. Da febbraio 2008 abbiamo, ufficialmente, l'onore di averla in squadra come nostra corrispondente/collaboratrice.

di Sandra Bonzi

Dieci
di Andrej Longo
Adelphi
€15,00

Arriva immediato allo stomaco, duro come un pugno, feroce come un crampo, dolorosissimo.

Lo si legge d’un fiato e lascia addosso il desiderio di una seconda e più approfondita lettura.
Non c’è una parola superflua, mai. C’è solo l’essenziale. Quanto basta per accalappiarti e lasciarti boccheggiante di fronte alla banalità dell’orrore, all’ineluttabilità del disastro, alla consapevolezza che la speranza qui non è di casa.

Andrej Longo, vincitore del Premio Bautta 2008, non sbaglia nulla. Con rapide, essenziali pennellate rende vivi e indimenticabili i personaggi che popolano questi dieci racconti. Dieci come i comandamenti che, in modo sarcastico, danno il “la†alle storie narrate. Come in Non commettere atti impuri dove Vanessa, tredicenne cresciuta in fretta che “quando mette le calze nere e la gonna corta di pelle pare proprio ‘na femminaâ€, riesce a raccontare solo a un gatto di nome Monnezza la violenza della sua gravidanza interrotta. Come in Onora il padre e la madre dove un ragazzino, lasciato solo di fronte alla sofferenza della madre, è capace di compiere un gesto terribile “perché ci sta un limite a tutto†e “perché qualcuno doveva farloâ€.
E anche quando la vicenda narrata non è drammatica, come in Ricordati di santificare le feste, l’amarezza e il dolore sono dietro l’angolo, e la felicità è una chimera, una promessa che, proiettata sempre in un lontano futuro, non si realizza mai.

I dialoghi sono folgoranti. Velocissimi e scarni, a volte brutali, riescono a disegnare la mappa del dolore e della violenza, delle assurde condizioni di vita al limite del tollerabile in cui sono immersi i personaggi di questa agghiacciante Napoli d’oggi.
Le scene sono veloci, ricche di dettagli. La lingua usata è quella del parlato e del dialetto. Il contesto, “il sistema,†l’ordinamento sociale all’interno del quale le storie si sviluppano l’ha raccontato con stile giornalistico Saviano in Gomorra.. Qui quello stesso degrado al quale sembra impossibile opporsi, diventa ancora più vivo, più devastante, più vicino. Forse perché il male e la crudeltà sono fotografati in presa diretta con un apparente distacco dato dalla calma del racconto, dall’eleganza e dalla perfezione della narrazione.

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