Musica e Libri
28/07/2008
Il libro della settimana (secondo noi). Firmino
La recensione di Sandra Bonzi. Laureata in scienze politiche (sociologia della comunicazione), anni di esperienza occupandosi di comunicazione tra la tv e cinema. Lettrice accanita. Da febbraio 2008 abbiamo, ufficialmente, l'onore di averla in squadra come nostra corrispondente/collaboratrice.

di Sandra Bonzi

“Firmino”
di Sam Savage
Einaudi
€ 14,00
Di lui ormai tutti hanno sentito almeno parlare.
Firmino.
Il più piccolo di una cucciolata di tredici topi nato da una pantegana alcolizzata. Partorito sui brandelli di Finnegans Wake di James Joyce, “il capolavoro più non-letto al mondo”. Dodici i capezzoli disponibili, tredici le bocche da sfamare. Firmino il più gracile, escluso dall’allattamento materno, si rifugia nella carta e inizia così a masticare parole.
Firmino, il malinconico parassita metropolitano, il topo di biblioteca, l’instancabile divoratore di libri (in senso anche letterale). Firmino che sogna di diventare umano e inorridisce di fronte alla sua immagine riflessa. Firmino pornografo che sfida i pericoli della strada per potersi infilare in un cinema decadente e fare scorpacciata di “Bellezze” femminili, grazie alle quali continuare poi a sognare.
Firmino che confonde le storie con la Storia, che considera la letteratura una finestra “attraverso la quale puoi scoprire mondi che non sono tuoi”.
Firmino best seller, primo e unico libro scritto da Sam Savage, un autore che nessuno ha mai visto e del quale circola solo una fotografia che lo ritrae con barba e capelli lunghi e bianchi, aspetto emaciato, decisamente vetero hippy. Misterioso racconta, in interviste concesse esclusivamente dal cyberspazio dell’e-mail, di aver lasciato alle sue spalle una scia di romanzi abbandonati, così come fa Jerry Magoon, il secondo essere umano amato da Firmino.
Ambientato a Boston negli anni ’60, in Firmino si respira quell’aria anarchica e ingenua così tipica di quegli anni. Ed è in questo contesto che il piccolo ratto si forma, passando da un contesto ed una mentalità – a suo dire - borghese ad un mondo più underground, nel quale arte e alcool, creatività e arte dell’arrangiarsi, eccitazione e paura, speranze e sentimento del disastro si mescolano.
Firmino è il topo che ci riconcilia con le creature della sua specie. Così vicino a noi, outsider tra i suoi simili, lo possiamo nominare sul campo piccolo eroe romantico che ci fa commuovere di fronte all’estasi che prova divorando alcune indimenticabili pagine, ma anche sorridere per i suoi tentativi di costruire una vita ripercorrendo i passi dei grandi personaggi letterari.
E’ una storia che incanta, un atto di profondo amore nei confronti della lettura. La lista di libri citati è molto lunga e l’idea che ognuno di essi abbia un suo particolare sapore è estremamente seducente.

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