Musica e Libri
21/07/2008
Il libro della settimana (secondo noi). La solitudine dei numeri primi
La recensione di Sandra Bonzi. Laureata in scienze politiche (sociologia della comunicazione), anni di esperienza occupandosi di comunicazione tra la tv e cinema. Lettrice accanita. Da febbraio 2008 abbiamo, ufficialmente, l'onore di averla in squadra come nostra corrispondente/collaboratrice.


di Sandra Bonzi

La solitudine dei numeri primi

di Paolo Giordano

Mondadori
€18,00

Nella vita ognuno di noi ha incrociato almeno un numero primo. Affascinanti e misteriosi, complessi e impegnativi, arroccati e chiusi, intelligenti e autolesionisti. Possiamo pensare che siano snob e presuntuosi, in realtĂ  sono chiusi in loro stessi, ingabbiati in un dolore antico, incapaci di relazionarsi con gli altri. Estremamente doloranti e auto-punitivi. Incapaci di chiedere, di dare, di prendere. Chiusi in un cerchio che non possono, o forse non vogliono, spezzare.

Il grande pregio di Paolo Giordano è quello di essere riuscito a definire e scolpire in modo limpido e netto il possibile risultato dell’infanzia rotta. Nella maggior parte dei casi, ai precoci calci in faccia del destino si reagisce con rabbia e violenza, malvagità e cattiveria. Ma ci si può anche rifugiare in una gabbia, fatta di numeri ed equazioni, autolesionismo ed anoressia, distanza da tutto e tutti. I conti in qualche modo devono tornare.

Ed è quello che succede ad Alice e Mattia, due numeri primi gemelli, “soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero”.
Li conosciamo al momento della rottura e li seguiamo poi fin nell’età adulta.
Comprendiamo la loro rabbia infantile, quella di Alice che a sette anni odia sciare, ma che ogni mattina viene trascinata all’alba sulle piste gelide e affidata alla scuola di sci; e quella di Mattia, ragazzino particolarmente intelligente, fratello gemello della ritardata Michela che deve trascinare sempre con sé e che lo rende “diverso” agli occhi dei suoi compagni.
Tutti due hanno bisogno di rompere quella situazione, ma i genitori non sentono, non ne percepiscono l’urgenza. Quindi lo fanno loro senza rifletterci troppo e, con l’incoscienza dell’infanzia sognante, si feriscono in modo quasi irreversibile.

Un esordio a cinque stelle, che si è aggiudicato il Premio Strega. Un linguaggio pulito, senza sbavature, solenne. Una storia forte raccontata in modo delicato, con due protagonisti giustamente imperfetti e irrisolti, così veri da riuscire a dirci molte cose sul mal di vivere così comune oggi.

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