Emmablu, Emmablu
Più ascolto questo disco e più sento una certa somiglianza con i Timoria. Forse per la band varesina non è un complimento, o meglio, un accostamento sentito, ma certe sonorità e pure certi momenti soffici e sognanti ricordano quella band (che, detto tra noi, a me non dispiaceva). Certo, il retroterra degli Emmablu è anni Settanta, Led Zeppelin e Jimi Hendrix in testa (devono averli ascoltati/suonati spesso), ma alla fine il loro cantare in italiano li frega (in senso buono) riportandoli a casa.
Dopo una bella apertura sonora con strumenti etnici da impazzire (bouzouki, armonium e santour) i quattro partono con un rock tiratissimo, un inno giovanilista contro il lavoro (bravi) “che spacca l’anima” intitolato significativamente “Reagire”. E loro spaccano con le chitarre, sempre in gran spolvero e i decibel decisamente alti. Il cd poi, è tutto così: lineare, rock, acido.
Registrato alle mitiche Officine Meccaniche di Mauro Pagani (altro pezzo di seventies, ma non solo), è un prodotto che potrebbe interessare per certi pezzi le radio. Ben curato l’aspetto grafico, con foto, colori e disegni ispirati al decennio dei cosiddetti anni di piombo, in realtà molto meno grigi di quel che ci hanno voluto far credere.
Emmablu, Emmablu – Slang Records, 2008
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Collaboratore del sito di Smemoranda dal lontano 2003, quando scriveva recensioni musicali per la rubrica "Com'è Profondo Il Mare - Novità e ripescaggi musicali" all'interno di Scuole di Pace, spazio contro la guerra all'Iraq, l'Alligatore si autodefinisce un pacifista integrale con la passione del rock. Metà veneto, metà altoatesino (la madre è dello stesso paese di Lilly Gruber), è nato nei primi anni Settanta, lo stesso giorno del compleanno di Jack Kerouac.

