Ralfe Band, Attic Thieves
Il mondo si divide tra chi ha stile e chi non sa manco dove si trovi. I gatti hanno stile, da vendere, diceva Ben Gazzara/Bukowski in quel film di Marco Ferreri. I Ralfe Band pure. Sì, hanno stile da vendere i fratelli Oly e Andrew Mitchell Ralfe, come i gatti. E pure senso dell’umorismo, a tratti macabro, ma sempre molto, mooolto inglese.
Dopo l’esordio esoterico “Swords” di un anno fa, sono tornati con questo circense, cinematografico, allucinato/allucinante viaggio nel nuovo folk intitolato significativamente “Attic Thieves”: 12 perle sonore ricche di suggestioni filmiche (buoni per l’ultimo Wenders, ma anche per altri suoi film), momenti scanzonati, chicche melanconiche.
La copertina è rivelatrice della loro musica, come poche altre (non a caso, loro stessi curano l’artwork e i video del gruppo). Tra organi acidi e la chitarra spagnola, un piano nero con due vecchi candelabri funerei e la fisarmonica, violini, trombe, tromboni si apre un mondo di guitti e saltimbanchi, parenti stretti del nostro Capossela quanto di Tom Waits. Paragoni ingombranti, che non imbarazzeranno certo questa giovane band, presto in tour in Italia.
Ralfe Band, Attic Thieves – Talitres, 2008
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Chi è l'Alligatore
Collaboratore del sito di Smemoranda dal lontano 2003, quando scriveva recensioni musicali per la rubrica "Com'è Profondo Il Mare - Novità e ripescaggi musicali" all'interno di Scuole di Pace, spazio contro la guerra all'Iraq, l'Alligatore si autodefinisce un pacifista integrale con la passione del rock. Metà veneto, metà altoatesino (la madre è dello stesso paese di Lilly Gruber), è nato nei primi anni Settanta, lo stesso giorno del compleanno di Jack Kerouac.

