The Uglysuit, The Uglysuit
La copertina del cd dice molto sulla musica di The Uglysuit, band di Oklahoma City al debutto: una bella ragazza nel cielo, sopra una nuvola e sotto di lei dei velieri fantastici con le ali in un mare circondato da alberi e margherite. Sullo sfondo un sole di speranza spande i suoi raggi. Psichedelia? Certo, a sentire le nove canzoni si respira proprio quell’aria acida e libertaria. Musica per i miei polmoni.
Prendo le prime salutari boccate con “Brownblue’s Passing” dal passo emozionante per buoni ricordi dolci (non sdolcinati) e nella seguente, più meditata “Chicago”, saltello, senza perdere la conoscenza, con l’intimista “…And We Became Sunshine”, salgo in giostra con “Anthem of The Arctic Bird”, inno colorato e divertente, per poi perdere il controllo con il rock in salire di “Everyone Now Has A Smile”, pezzo duro e soffice allo stesso tempo e “Happy Yellow Rainbow”, rock esplosivo grazie a delle chitarre rombanti.
Un bel disco ambivalente con un piano sempre presente, rimandi al post-rock piĂą genuino con schegge anni sessanta. Saranno famosi. Lo spero per loro, lo spero per noi.
The Uglysuit, The Uglysuit – Quarterstick/Touch and Go, 2008
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Chi è l'Alligatore
Collaboratore del sito di Smemoranda dal lontano 2003, quando scriveva recensioni musicali per la rubrica "Com'è Profondo Il Mare - Novità e ripescaggi musicali" all'interno di Scuole di Pace, spazio contro la guerra all'Iraq, l'Alligatore si autodefinisce un pacifista integrale con la passione del rock. Metà veneto, metà altoatesino (la madre è dello stesso paese di Lilly Gruber), è nato nei primi anni Settanta, lo stesso giorno del compleanno di Jack Kerouac.

