Musica e Libri
19/12/2008
Le strenne dell'Alligatore. Dischi di natale e altro.
Tutto è in crisi? Tutto tace? Niente regali? Se vi sono rimasti quattro spiccioli io vi propongo d’investirli nella musica italiana indipendente. Costa poco e rende molto. Cose buone per risollevarsi la mente, per tutti i gusti. Credetemi, non faccio marchette e non tiro pacchi …

di L'Alligatore

CD
Sense Of Akasha, People do not know who rules – Riff Records, 2008
Per me è il disco dell’anno e per questo l’ho messo per primo. Non lo dico perché i Sense sono di Brunico, dove è nato l’amico Nanni Moretti (per caso, la madre del cineasta era in vacanza da quelle parti) e manco perché sono altoatesini come mia mamma, lo dico perché un disco così non lo ascolti tutti i giorni. Un’ora di post-rock senza sbavature, con atmosfere sognanti, paesaggi incantati e momenti cinema molto David Lynch (vedasi anche il video ambientato in una valle).
I Sense sono un gruppo capace di canzoni fuori dall’ordinario, fuori dai canonici tre minuti. Dilatano e ti dilatano. Pensiamo solo alla title-track che apre coraggiosamente il cd, con la voce di Ghandi a declamare (non per uno spot ruffiano) e una cullante pop-song da film (mi viene in mente Angelo Badalamenti) a farci sognare. Tutto il cd è così, fatto di dieci pezzi facili, costruiti con intelligenza, quasi da musica classica, ma con l’immediatezza del pop. Ecco perché potresti sentire una loro canzone fare da sigla ad una trasmissione tv, oppure come sottofondo di una mostra d’arte moderna.
Originali gli arrangiamenti e originale il luogo dove hanno registrato il cd: un casello ferroviario abbandonato. La copertina rossa mi ricorda Marte. In effetti, marziani i Sense of Akasha lo sono. Come tutti noi.

PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Sense of Akasha

Apuamater, 2076: il ritorno di Kristo – Corasong, 2008
Se cercate un disco per festeggiare il natale nel modo più eretico e laico possibile, l’avete trovato. 2076, Cristo è ritornato sulla terra e al ritmo cyberfolk vi accompagnerà in un viaggio fantastico ricco di humor e protesta sociale. Giunti al terzo album, gli Apuamater (dalle alpi Apuane), hanno creato un concept-album originale e unico, capace di andare oltre il semplice cd con i canonici 8/10 pezzi. Dalla ritmica sbeffeggiante “Canzone per Lindo” all’inno per partigiani di un nuovo vangelo “S. Paolo” (celestiale quel clarinetto), dal perfetto pezzo pacifista “Al festival Cyberfolk di Roma” con voce femminile e maschile che si fondono perfettamente insieme a “Radiovaticanalibera” da dove lanciare un messaggio libertario universale, è tutto un crescendo di suoni e parole tra l’onirico e il profetico. Non manca un accenno a Carlo Giuliani, da un live dall’emblematico titolo “Fragole e sangue”, a prima vista strano in questa “storia”, ma poi, a pensarci bene … E non manca mai la fisarmonica del cantante del gruppo Davide Giromini, magica come questo album.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista agli Apuamater

Artisti Vari, 17X60 – CNI/Amnesty International, 2008
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (la DUDU) compie sessant’anni e Amnesty International – Sezione Italiana, ha avuto la bella idea di festeggiarla con 17 canzoni sui/per/con i Diritti Umani. Diciassette artisti italiani hanno regalato un loro pezzo che assieme alla DUDU costituisce un cd bello ed elegante, utile e necessario, per niente banale o superficialmente buonista. L’ideale per camminare a testa alta nell’Italia dei nostri giorni. I musicanti sono: Ivano Fossati, Subsonica, Daniele Silvestri, Sud Sound System, Enzo Avitabile, Gianmaria Testa, Mariella Nava & Dionne Warwick, Samuele Bersani, Paola Turci, Giorgio Canali, Elena Vittoria, Eugenio Bennato, Max Gazzè, Modena City Ramblers, Niccolò Fabi, Antonella Ruggiero e Jovanotti.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ad Elena Vittoria

Beatrice Antolini, A Due – Urtovox/Audioglobe, 2008
Io sono innamorato di Beatrice Antolini. Mi sono innamorato di questa giovane musicante a partire dal suo album precedente, “Big Saloon”, dove giocava con la voce e tutti gli strumenti in modo incantevole. Ora ha fatto il bis, con questo nuovo cd, che porta in giro per l’Italia da ottobre (andate a vederla, ne vale la pena). Scritto, arrangiato e suonato quasi tutto da lei, “A Due” è un vero concentrato di suggestioni psichedeliche in 10 funghetti magici. Mangiato il primo, “New Manner” con un piano acido e la sua voce incantata/incantatrice, vorrete mangiare anche il secondo “Funky Show” (molto vicino al primo cd) e il terzo “Morbidalga” (ballerete languidamente stretti a lei come Benigni e la Braschi in “Daunbailò”), e il quarto “A New Room For A Quiet”, gran pezzo con tromba, piano, organo, giocattolo gotico tipo un fumetto della Ghermandi, e il quinto …
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista a Beatrice Antolini

Dorian Gray, Forse il sole ci odia – Coconino Press/Audioglobe, 2008
Il destino scritto nel nome. I Dorian Gray non sono per niente invecchiati (anzi), sono ritornati dopo un bel po’ di assenza più vivi che mai. Che ci sia il loro ritratto da qualche parte nascosto ad invecchiare? Di certo c’è un nuovo cd, un cartonato elegantissimo firmato Coconino Press con un albo sopraffino disegnato da Igort. Un angelo nudo nella lunga copertina, una trentina di pagine da leggere e un cd da ascoltare. La band di Davide Catinari al meglio della forma a partire dalla title-track acida. Altri pezzi una spanna su tutti gli altri: “Anatomia”, suggestiva, corale pop-song in salire, “Crisalide”, ecologica e sperimentale con tanto di tromba nel finale, “Salomè”, pop intellettuale arricchito da archi classicheggianti. Tra i collaboratori due ospiti di riguardo, ultimamente sempre presenti nei progetti importanti: Giorgio Canali e Giovanni Ferrario.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Dorian Gray

Glen or Glenda?, Causa mutuo – Autoprodotto, 2008
Nell’intervista sul mio blog hanno fatto registrare il record di post, ancora non superato da nessuno (272). Sono rimasti a postare fino a mezzanotte e mezza, scherzando, ridendo, bevendo. Questo la dice lunga su di loro e sullo spirito nell’affrontare il music-business. I GoG? sono giovani trentenni che si autoproducono (già al terzo cd) con molto sarcasmo e cultura pop. Il precariato nei loro testi (era inevitabile) e una vita da adulti che non vuole cominciare mai (figurati adesso, con la peggiore crisi dal ’29). Titoli inequivocabili come “Amore cessato causa muto”, rock ironico sulle misere dei nostri tempi, “Manciuria”, ritmico pezzo da radio alternativa, “Leaving Las Vegas”, grande omaggio a quel film cult sul fallimento e l’alcolismo, “Giove in Toro”, spensierato rock iconoclasta, inconsapevole e sarcastico come un Vasco Rossi degli inizi …tutto il resto è Sonic Youth. Non teneteli negli scatoloni cd così!
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Glen or Glenda?

Herself, Homework – Jestrai, 2008
Se volete un album di pop-folk-rock-noise suonato divinamente quasi tutto da solo (Herself è lo scrittore Gioele Valenti), divertendosi e con molta partecipazione emotiva (quasi in trance), questo “Homework” fa per voi. Ma come? Vi chiederete, può convivere il pop con il noise, o il folk? Certo, la mia coda ne è testimone. Dovreste vederla dopo l’ascolto di “King Kong”, inizialmente psichedelica, poi pop-folk con chitarra/voce sussurrata e ogni tanto delle staffilate di elettronica minimale. Oppure la dovreste toccare per sentire la pelle d’oca dopo “Meet Miriam At The Park”, dilaniato/dilaniante folk che mantiene le promesse del titolo con una magica chitarra a creare un tessuto sonoro dove s’innesta la voce di Gioele… oppure “Spider Of The Dead”, pezzo che ogni radio dotata di cervello dovrebbe trasmettere senza esitazione…o “The One”, positiva, corale, ritmo e atmosfera perfetti (ti sembra di avere Gioele a due passi). Insomma, c’è un equilibrio in questo disco fatto in casa, che se non lo ascolti non ci credi. Segnatevi sulla vostra smemoranda Herself, nuovo nome di casa Jestrai, label che ha già percorso molte strade. Questa è quella giusta.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista a Herself

Kobayashi, Kobayashi – Corasong, 2008
Kobayashi, come l’avvocato del cult-movie di Brian Singer “I soliti sospetti” (lanciò Kevin Spacey nel 1995 assieme all’altro cult “Seven”, sempre nel 1995), come un premio Nobel per la fisica, come il giapponese medio (è uno dei cognomi più diffusi nel paese del sol levante). Kobayashi, come questa band da Carrara che spacca nel modo giusto. Tra gli Afterhours e gli Offlaga Disco Pax (con molto meno cinismo dei primi e più attitudine punk-rock del secondi), i Kobayashi hanno confezionato un esordio intenso e minimalista, acquistabile solo su Internet o in occasione dei concerti. 13 colpi ben assestati da far scatenare la mia coda ininterrottamente, tra i quali scelgo: “In pieno inverno” (ottima per l’ultimo Salvatores per il pathos che emana), “Equilibrista” agnelli-song fin da titolo (Manuel, of course), “Io non vorrei che voi camminaste sui pavimenti di tutti in cerca di ascolti proibiti” (…?! Cosa aggiungere?), “Gioia inutile”, canzone d’amore tra le più belle dell’ultimo decennio con una chitarra indimenticabile …
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Kobayashi

Luca Olivieri, La Quarta Dimensione – Ag Prod, 2008
La semplice copertina cartonata riproduce una conchiglia, davanti e dietro. Se l’appoggiate al vostro orecchio non sentirete il rumore del mare, ma della musica particolare. Solo musica (solo?), niente parole, però non vi mancheranno. Appoggiate pure e perdetevi nell’iniziale “Angelina”, vi sembrerà di ascoltare la colonna sonora di un bel film italiano impegnato, passate a “Il sogno di Napo” dove la fusione tra strumenti tradizionali e inserti di elettronica vi daranno sensazioni liquide mai provate, e poi “L’Attesa”, ottima per il momento culminante del film, quando il protagonista dice tutta la sua verità. Farete così pure voi. Dodici pezzi strumentali, scritti per spettacoli teatrali e sonorizzazioni di film muti. È strano, almeno per me, ascoltare un cd senza parole. Ci si concentra di più sulla musica, ovvio, e si esce da un’esperienza d’ascolto diversa. Provatela anche voi.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista a Luca Olivieri

Massimiliano D’Ambrosio, Cuore di ferro – Emerald Recordings, 2008
Notti senza luna o racconti d’amore ai tempi del Folkstudio, “Teresa Batista stanca di guerra” e “La scuola più strana del mondo” (non è quella ammazzata dalla legge Gelmini, ma un pezzo tratto da una surreale poesia dell’amico Benni), Ferlinghetti e Garcia Lorca, la calda voce di Marino “The Gang” Severini e Kay McCharty a cantare in gaelico …questi i temi, le ispirazioni, i personaggi, gli ospiti delle canzoni di Massimiliano D’Ambrosio, un cantautore che meriterebbe qualche spicciolo di notorietà in più, oltre la cerchia degli intenditori. Di scuola romana (ha fatto in tempo a frequentare attivamente il Folkstudio negli ultimi anni di vita del mitico locale capitolino), cantautore classico con voce e chitarra (e un sacco di strumenti da riscoprire, dal bombardino al mandolino, dal banjo al bouzuki, il kazoo …) è al secondo cd. È un sognatore capace di usare le parole. Ascoltatelo, se vi piacciono i cantautori puri.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista a Massimiliano D’Ambrosio

Samuel Katarro, Beach Party – Angle/Audioglobe, 2008
Quando il blues si lega alla psichedelica posso nascere album importanti. È il caso di questo strano, sbilenco, acido esordio di un giovane e minuto bluesman dalla provincia di Pistoia, amante dei Beach Boys (più strafatti). Undici canzoni, undici momenti d’intensa follia e giochi di chitarra, che solo uno consapevole dei propri mezzi può permettersi. La voce in falsetto, certe atmosfere da saloon, prese di posizione intelligenti e disperate. Dal blues post-atomico di “From Texarkana to Texarkana” all’ironico e affascinante “Wicked child”, dal magnifico e divertente “The moonlight murders psychedelic band” (sic!) da Robert Johnson ai Gun Club, non dimenticando Nick Cave e Robert Wyatt …Prodotto insieme a Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, che ne ha curato pure il mixaggio (e si sente), “Beach Party” è il disco giusto per perdesi e ritrovarsi, smaltire una sbronza o una delusione d’amore. È un piccolo grande cult e Samuel un vero genio surreale…
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista a Samuel Katarro

Stone Martens, Samizdat -The Biomass Strategy in Murderous Cows, 2008
Questo è un disco per chi ama le poesie di Cesare Pavese, la neve, il camino scoppiettante, Thom Yorke… Dalla Val di Non giunge a noi un cd autoprodotto, fatto con la bellezza artigianale che solo chi è agli inizi riesce ad ottenere. Un cartonato con paesaggi innevati come il loro trentino d’inverno e dentro sei pezzi di rock con venature psichedeliche molto in sintonia con la fredda stagione. Fredda stagione da passare in letargo sotto il piumone con canzoni come queste. Canzoni appese ai rami secchi di un albero senza foglie, canzoni come l’iniziale scampanellate “i’m the star”, con un attacco di chitarra da brividi o “morpheus” (tutto d’orme d’inverno?), o “devotional”, o “honey & marble” sorta di “L’urlo” di Munch in musica, o “acid rain” (che titoli ragazzi) o la conclusiva perfetta radiohead-song “a sea to drown in”.
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Superpartner, Love Hotel – Pippola Music/Audioglobe, 2008
Una biondina tiene in mano un grande specchio tondo dalla cornice dorata nel quale si specchiano cinque ragazzi con facce e vestiti da anni Sessanta. Sono in un bosco autunnale, l’immagine è ingiallita, assai vintage (come si dice oggi). La foto di copertina vale una presentazione. E poi il titolo dell’album, a stuzzicare la fantasia: “Love Hotel”. Dentro dieci pezzi di pop elegante, tipo Belle and Sebastian (o i nostri Kech), con malinconie autunnali e scampanellii invernali. Dai cori beatlesoniani di “Song for Sarah” all’intensità di “Lady Swimmer” da ascoltare sorseggiando un the quando fuori piove, dal cantato solenne accompagnato da un organo beat di “Supernatural” alla title-track con chitarre Jimmy Page e buone vibrazioni, alla ritmica e ossessiva “Torture me” (la mia coda si scatena) alla conclusiva “Chic and shine” con una melodia che sembra provenire lontana nel tempo e nello spazio. In definitiva, fra le cose più incantevoli del 2008.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Superpartner

DVD+CD
Live @ Panciu – Storia di un concerto in Romania
Di Salvatore Lucchesa
Con Guido Foddis, Cisco e l’ArtaPanciu Rom Band
L’ArtaPanciu Rom Band è una “scoperta” del cantautore Guido Foddis, amico e collaboratore dell’ultimo Cisco, vera e propria miniera d’idee musicali e solidarietà. Una ne pensa cento ne fa Guidone. Qui lo vediamo mettere insieme l’ArtaPanciu Rom Band, gruppo musicale romeno, per un concerto nella cittadina di Panciu con Cisco grande protagonista. Un concerto fatto nel 2007 per unire la comunità rom e non rom di Panciu. Dai colori vivi della campagna romena, tra cavalli e galline come in un film di Kusturica, si narra l’avventurosa messa in scena del concerto un po’ folk un po’ punk (e anche un po’ pulp), ma per niente fighetto. Foddis coordina, mette insieme la band e organizza il concerto, quasi come fosse nel film “The Blues Brothers”. Poi arriva Cisco e l’esibizione comincia. Con il dvd anche un cd, con 15 brani popolari della tradizione rumena tutta da scoprire e Cisco come Special guest …
http://www.guidofoddis.it/index.php

LIBRI
Count Basie e Albert Murray, Good morning blues. L’autobiografia – minimum fax 2008, pp.537
Un libro che sembra un film. Un film in bianco e nero dove senti la Storia scorrere implacabile e tante altre storie al suo servizio per arrivare a destinazione. Prenderete in mano questo libro e non lo mollerete più. Ogni tanto, forse, darete un’occhiata alla copertina, dove Count Basie fuma e si riposa dopo aver suonato al suo piano, ma poi riprenderete incuriositi per sapere come andrà a finire. Il fitto narrare del jazz-man nero s’intreccia mirabilmente con quello di amici, musicanti, parenti, grazie all’abile lavoro del critico e saggista afroamericano Albert Murray. Un libro pubblicato negli States nel 1985, un anno dopo la morte di Count Basie, giunto a noi solo oggi grazie alla casa editrice romana che continua la pregevole pubblicazione di libri dedicati ai grandi della musica nera.
http://www.minimumfax.com/home.asp

Lorenzo “Lerry” Arabia e Gianluca Morozzi, Le radici e le ali. La Storia dei Gang – Fernandel 2008, pp.175
Manco io, che sono cresciuto a pane e Gang, mi ricordavo certi episodi della carriera (anche se parlare di carriera per i Gang è sbagliato, quasi sacrilego) dei fratelli Severini. Certi scazzi con il music-business e certe polemiche forti, che dimostrano in modo incontrovertibile come i Gang non sono stati una semplice band di rock (combat, punk, folk, canzone d’autore…), ma molto di più. Senti il peso della cultura e della militanza politica, lo stare coerentemente da una parte senza curarsi degli interessi e senza compromessi, leggendo le pagine di questo libro. E poi ti chiedi: sono dei marziani? Dei masochisti? No, dei grandi musicanti, che, nonostante tutto, continuano a lottare e suonare con noi. Racconta la loro storia, Marino Severini, alternando voci di amici e addetti ai lavori. Curatori del libro sono il musicista Lorenzo “Lerry” Arabia e lo scrittore Gianluca Morozzi, da sempre appassionato di musica (vedi alla voce Bruce Springsteen).
http://www.fernandel.it/

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