È vero, l'hip-hop è un gioco per gente giovane. anzi, superati i trent'anni a qualsiasi rapper non resta che fare un conto alla rovescia per decidere quando ritirarsi. D'altronde, a 50 anni stare su un palco a parlare di canne davanti a un pubblico di ragazzi che potrebbero essere tuoi figli... Bè, sarebbe imbarazzante, no? Per fortuna però, non esiste regola che non abbia eccezioni. Ecco qua Method Man & Redman, che potranno anche essere ormai degli MC di mezza età con decine di album alle spalle, ma chi se ne frega. Ascoltare album come questo Blackout 2 è un piacere per chiunque ami il rap.
Sono passati dieci anni da Blackout, il primo episodio della collaborazione fra Method Man e Redman. Nel frattempo, i due hanno fatto uscire ancora qualche disco solista, e si sono trasformati brevemente anche in coppia per il grande schermo, nella commedia How High (che - tanto per cambiare - ruotava attorno alla loro passione per la ganja). Adesso hanno quasi quarant'anni e sono padri di famiglia, fa quasi tristezza dirlo. Ma tecnicamente, rimangono fra i migliori MC in giro. In più, la loro squadra è qualcosa di più della semplice somma delle parti: la chimica fra i due davanti al microfono è davvero eccezionale.
Ascoltare Blackout 2 significa divertirsi, e respirare l'aria dell' hip-hop classico nel senso migliore del termine. E non c'è da stupirsi, visto che le produzioni sono affidate a maestri come Erick Sermon o Pete Rock. Così, Method Man e Redman riescono a muoversi agilmente fra underground e mainstream, e faranno contenti sia i fan più hardcore che gli ascoltatori casuali. Tutte di livello le collaborazioni, sia che si tratti di giovani rapper che di vecchie glorie dei tempi del Wu-Tang Clan come Raekwon e Ghostface Killah.
Blackout 2 è un bel seguito, che magari non arriva alle vette del primo disco, ma ricorda a tutte le nuove generazioni, ai vari T.I. o Lil' Wayne di turno insomma, che i vecchi degli anni Novanta non hanno alcuna intenzione di mollare il colpo.
Method Man & Redman
Blackout 2
Def Jam

