Musica e Libri
21/05/2009
Da ascoltare: la nostra recensione di Relapse, di Eminem
Il nuovo disco del rapper bianco più famoso della storia arriva dopo una pausa di cinque anni.

di Michele Rumor

"Morning, Marshall."
"Morning, doc."
"So we're discharging you today, how are you feeling?"
"Anxious."
"Anxiety?"
"Well, anxious to get home, anxious to get back into the world. Nervous."
"Nervous? C'mon, Marshall, you're a big boy now!"

Il dialogo con cui si apre il nuovo cd di Eminem dice già tutto. C'è il signor Marshall Mathers che discute con il suo dottore riguardo problemi di dipendenze varie. Ma il medico non ci sta molto con la testa neanche lui, e quindi i due non risolvono granché... In pratica, è la solita ironia usata per affrontare fantasmi personali. Già, perchè negli ultimi cinque anni di inattività Eminem ha trovato il modo di passare il tempo, fra alcool, pillole e stupefacenti di ogni tipo. A differenza di Amy Winehouse, però, lui in rehab ci è andato, e adesso riprende l'attività alla grande, perché Relapse è solo il primo di due album in uscita nel corso del 2009.

Mai titolo fu più azzeccato di Relapse, che vuol dire ricaduta. Perché, al di là dello scherzare appunto sulle dipendenze dell' MC bianco più famoso della storia, questo disco è davvero un ritorno dell'Eminem più classico. Infatti come prima cosa notiamo che, tecnicamente, Slim Shady non è affatto arrugginito e rimane ancora uno dei migliori, o se non altro uno dei più divertenti, fra i rapper in circolazione. In più, al suo fianco c'è il vecchio mentore Dr.Dre, che continua a sfornare beat ipnotici e minimali come se gli anni non fossero passati.

Nonostante Relapse sia nettamente migliore delle ultime prove in studi (e ci voleva poco), siamo ancora lontani dai fasti di fine anni Novanta. Il fattore-shock dei testi è sempre altissimo, Eminem si cala nei panni di killer, stupratore di star di Hollywood (Linsday Lohan in Same song and dance che fra l'altro non è niente male), e più in generale non si fa problemi a gridare in faccia al mondo la sua rabbia. Però è tutta roba bene o male già sentita, come se Em avesse inserito il pilota automatico. Non stupisce che convincano di più i pochi pezzi più sinceramente personali, come My Mom e Dejà Vu.

Relapse è un disco di ritorno decente, ma troppo medio per farci saltare sulle sedie. E questo nonostante Eminem ce la metta tutta per catturare la nostra attenzione. Comunque, quattro o cinque pezzi che meritano ci sono, e fanno ben sperare per il futuro. Ma non fermatevi ai singoli selezionati dalla casa discografica, le cose migliori sono altrove!

Eminem
Relapse
Interscope

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