Musica e Libri
07/05/2009
Da ascoltare: La nostra recensione di Yes, dei Pet Shop Boys
L'ultimo disco del duo inglese rinfresca un po' il loro classico sound dance-pop. La nostra recensione.

di Michele Rumor

Un fatto davvero poco allegro, ma tocca dirlo: il tempo passa e non ritorna.

E così, nel 2009 noi siamo più vecchi di qualche anno e anche i Pet Shop Boys sono diventati dei signori di mezza età. Insomma, metti che sei lì ad ascoltare il loro nuovo disco Yes, e ti becchi canzoncine ultra-nostalgiche tipo The way it used to be... Ti piglia proprio la tristezza, quasi che vorresti archiviarlo in fretta, questo Yes. Ma sarebbe un errore, perché è uno dei migliori album del duo inglese fin dai tempi dei classici dei primi anni Novanta.

Intendiamoci, non è che il sound dei Pet Shop Boys sia cambiato granché. Però il loro pop elettronico - che stava iniziando a puzzare di naftalina come un maglione tenuto troppo tempo nell'armadio della nonna - con Yes si dà una rinfrescata. Tutto merito del nuovo team di produzione ingaggiato da Neil Tennant e dal suo sodale Chris Lowe, cioé Xenomania di Brian Higgins, già responsabile dei successi pop di Saint Etienne e Girls Aloud. E che l'incontro sia perfettamente riuscito, si capisce già dal pezzo di apertura: Love Etc.

Dentro Yes c'è tutto quello che i fan dei Pet Shop boys desiderano (visto anche che siamo arrivati al decimo disco, non dimentichiamolo): il meglio pop sintetico con ritornelli accattivanti; la solita ironia nei testi; ma anche, un'inevitabile venatura nostalgica che rende Yes un album più triste di quello che sembra.

Chi ama e segue i Pet shop boys rimarrà soddisfatto da Yes, che pur senza grandi sorprese riesce ad aggiornare efficacemente il classico suono del duo inglese. Dunque, può essere anche una buona occasione per chi volesse scoprirli per la prima volta.

Pet Shop Boys
Yes
Astralwerks

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