Un libro che nasce dall’esperienza degli operatori di Vento di Terra Onlus in Palestina, in supporto ai centri educativi dei campi profughi dell’area di Gerusalemme Est. Grazie all’aiuto degli educatori impegnati nei centri giovanili che l’associazione supporta, i ragazzini dei campi hanno potuto aprire una finestra sul muro che li circonda e descrivere ai coetanei europei le loro vite, la loro quotidianità nei racconti e nei disegni che questo libro raccoglie. Ed è proprio constatare di cos’è fatta la loro quotidianità a disarmare noi lettori che stiamo fuori dal muro: per chi è nato al suo interno il recinto di cemento è una presenza accettata, perché non può essere altrimenti, e ognuno di questi bambini cerca di ritagliarsi uno spazio di normalità pure in una situazione così estrema. E anche se l’ambiente in cui vivono, crescono, studiano è così pregiudicato e minato dal terrore, dalla narrazione ci accorgiamo che i sogni che coltivano sono esattamente gli stessi sogni dei ragazzini dei tutto il mondo.
“Si sa, nelle guerre i bambini non vincono mai. (…) Questo libro non partecipa al gioco dei buoni e dei cattivi. I popoli non vogliono la guerra.” (dalla prefazione)
Alcuni dei racconti che abbiamo scelto:
“Io amo il mio campo profughi di Shu’fat, amo anche la mia terra! Vorrei parlarvi della mia vita nel campo. La mia vita è molto bella, mi piace giocare e studiare. I problemi che si trovano nel campo sono: la sporcizia, lo smog velenoso. Le cose positive nel campo sono: coltivare i fiori, non tagliare gli alberi. Vorrei avere la libertà nel campo per giocare con le mie amiche e studiare assieme a loro.”
Islam Nabil Aldabaay, 12 anni
“(…) Mi piace questo campo perché ci vivo dentro, ci sono nata e cresciuta. Non mi piace che sia sporco, poco curato dalla gente e che i ragazzi siano sempre in giro. Non mi piace che non ci sia un posto tranquillo e pulito, dedicato solo alle ragazze.”
Merihan, 13 anni
“Vorrei che si liberasse la Palestina e tornare al mio villaggio originario. Vorrei che non ci fosse il Muro di separazione che ci isola dal resto del mondo, vorrei che casa mia fosse un ambiente non inquinato. Vorrei che ci fossero giardini e biblioteche per i miei hobby e passare il tempo con le mie amiche.”
Rasha Al Dwek, 11 anni
“(…) Perché abbiamo paura? Ma come facciamo a non avere paura vedendo la gente morire davanti ai nostri occhi, la pioggia di pallottole sulle nostre teste, la nostra fine sarà come la loro? E fin quando andrà avanti così?”
Abdelrahman Jamal Melg, 14 anni
S. Apuzzo, S. Baldini, B. Archetti,
Lettere al di lĂ del muro
Stampa Alternativa, 2008
Se volete saperne di piĂą:
www.ventoditerra.org

