Non sparate su Pupi Avati, ché comunque è un regista da rispettare. Lui conta molto sulla quantità e sulla costanza, cioè, appena finito un film inizia subito a girarne un altro. Quindi praticamente ne sforna più o meno uno all'anno, facendo un po' quello che gli pare. Magari una volta gli gira di fare l'horror, e allora ecco Il Nascondiglio, un paio d'anni fa. Poi, se gli gira, ti mette in scena un melò (Il papà di Giovanna, l'anno scorso). La collezione Avati 2009 è costituita invece da una classica commedia nostalgica all'italiana, che fa il verso ai vari Fellini, Monicelli, etc. etc.
Gli amici del bar Margherita è ambientato nella Bologna degli anni Cinquanta, quando Pupi avati era appena un ragazzo. Il Bar Margherita è quello della via dove il regista abitava, e che lui ricorda popolato di personaggi sfaccendati che vivevano lì, in gruppo, le loro interminabili serate. Tutti uomini, tutti sempre impegnati a bere, giocare a biliardo o inseguire donne. A interpretarli, Avati ha chiamato un tot di bravi attori italiani di varia estrazione: da Diego Abatantuono a Luigi LoCascio, da Neri Marcoré a Fabio De luigi.
Oltre agli attori, però, nel film c'è ben poco. Si raccontano due o tre storielle piuttosto esili, fatte di piccoli scherzi crudeli, battute cameratesche e sogni infranti. L'unica cosa che funziona davvero è il personaggio del sedicenne Taddeo, che sogna di fare parte anche lui del giro del Bar Margherita e che dovrebbe rappresentare il giovane Avati: bè, speriamo che non sia troppo autobiografico, perché Taddeo detto Coso è davvero un ragazzo viscido nel senso peggiore del termine, anaffettivo e pure un po' psicopatico. Il che come si è detto lo rende di gran lunga il personaggio più interessante del film.
Pupi Avati mobilita un sacco di amici attori, e scomoda pure Lucio Dalla per farsi fare la colonna sonora del suo personale Amarcord. Peccato che, dietro la facciata, di sostanza ce ne sia ben poca.

