Pallida, bionda, l’inglese classica come da stereotipo ha fatto un disco forte, uno dei più forti usciti sul finire del 2008. Dieci canzoni (più due bonus track) molto utili per passare l’inverno. L’ho ascoltate spesso di fronte alla finestra, con la stufa accesa e il gatto rosso a guardare stupito la neve cadere dal cielo. Migliore disco non avrei saputo trovare per sorseggiare il mio tè e curare le malinconie della brutta stagione.
Dopo il timido e minimale esordio di “We Made This Ourselves” della scorsa primavera, Essie Jain si è spostata a New York, ha aggiunto un sacco di strumenti al piano e chitarra degli inizi, creando in poco tempo un secondo cd magico, intimista e brumoso, con la sua suggestiva voce al centro di tutto. Pare di vederla mentre si siede al piano e con naturalezza comincia a suonare e cantare.
Perle musicali umide e nebbiose come “I Ask You”, voce e chitarra che sembra provenire dal bosco dietro casa mia pieno di neve e poesia, o “Please”, con la tromba e l’aggiunta di un’altra chitarra sotto il piano molto “Nick Cave”, o “The Rights” suggestiva quasi klezmer, o “Goodbye” con il piano mai così solenne e la sua voce malinconica, perfetta per un film di Woody Allen periodo serio-intimista …
In analisi finale: una nuova sicura voce femminile da ascoltare. Suonala ancora Essie, io ti seguirò nel bosco …
Essie Jain, The Inbetween – Leaf, 2008
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Chi è l'Alligatore
Collaboratore del sito di Smemoranda dal lontano 2003, quando scriveva recensioni musicali per la rubrica "Com'è Profondo Il Mare - Novità e ripescaggi musicali" all'interno di Scuole di Pace, spazio contro la guerra all'Iraq, l'Alligatore si autodefinisce un pacifista integrale con la passione del rock. Metà veneto, metà altoatesino (la madre è dello stesso paese di Lilly Gruber), è nato nei primi anni Settanta, lo stesso giorno del compleanno di Jack Kerouac.

