Mi piace bruciare l’incenso. In un negozietto ne ho preso di gusti diversi, bustine colorate provenienti dall’India. Questa sera ho voglia di quello all’orchidea. Lo accendo e in contemporanea faccio partire il cd d’esordio dei Ka mate Ka ora, giovane band toscana molto adatta all’ascolto riflessivo. Il fumo sale lento, come a voler seguire la musica.
L’intro strumentale mi ricorda certi momenti eterei degli Offlaga Disco Pax, mentre con il secondo pezzo siamo in pieni anni ’70, stile CSN&Y per questa perdutamente bella “All around”. Il fumo sale calmo e composto, con disegni strani e buffi in questi due pezzi, elettrizzandosi poi in “Calm down”, ballad mogwai-style. Con “Draw a straight line and follow It” assisto a fenomeni strani tipo il fumo che prima sale piano, un filo sottile (sembra quasi morire), poi si fa più denso, si gonfia, disperdendosi nell’aria al sentire la voce del cantante in coppia con l’amico Samuel Katarro (un fenomeno, presente in molte canzoni del cd); questa cosa si ripete tre volte durante i dieci minuti del pezzo.
Il gruppo osa spesso andare oltre i tre minuti da canzonetta, dilatando le emozioni e le percezioni come nella marcetta acida “Kid song” con il fumo a marciare prima composto e poi a rompere improvvisamente le righe quando sente la voce di Katarro (mi ricordano gli amati Thin White Rope) o nella finale “Rain coming faster” (qui è la voce femminile di Michelle Davis a far fare al fumo strani ghirigori).
Ispirato alla figura di William Blake, registrato in presa diretta, il cd è un vero e proprio elogio della lentezza. In questi tempi frenetici, dove le giornate volano via alla velocità della luce, è una bella sorpresa. Fermate il mondo, voglio scendere … per ascoltare i Ka mate Ka ora.
Ka mate Ka ora, Thick as the summer stars – Autoprodotto/ABuzzSupreme, 2009
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