Raffinati come una pagina di Hugo Pratt, maledetti come un film di Abel Ferrara (lo citano pure esplicitamente), affiatati come tutte le piĂą grandi coppie della musica che vi vengono in mente. La Blanche Alchimie (miglior nome non potevano scegliesi), ovvero Jessica e Federico, da Milano con passione.
Una passione esplicitata fin dalla copertina, realizzata da autoscatti improvvisati in Corsica, passione come le foto dell’elegante libretto interno, passione come tutte e nove canzoni di questo esordio al bacio. Dall’iniziale “Sacred Alchemy” (il primo pezzo da loro composto) alla conclusiva “Lullaby – in the still of the night”, scritta in una vecchia casa in campagna, senti la forza e vedi delle idee uscir fuori: la classica esigenza espressiva dell’artista alla prima fatidica prova.
Arte pura come “Addiction” (ecco Abel), bella da morire, con quel piano classico e la voce sensuale di lei, o “1941”, ballabile per una notte d’estate, timida e bagnata, molto Nick Drake, o “Contaminazione bianca”, unico pezzo cantato in italiano, ritmico, inquieto/inquietante, canzone d’amore, canzone sensuale come poche.
M tutto il loro disco è così. Un concept album (stanno tornando di moda?) sull’amore e tutte le sue diramazioni. Senza rime baciate cuore/amore, senza ruffianerie da pop italico, senza cadere nel banale o nel ridicolo. Il disco che mancava alla nostra scena Indie…
La Blanche Alchimie, S/T – Ponderosa Music & Art, 2009
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