Ecco a voi un’altra perla dell’anno di grazia 2009. Sì, guardandosi indietro gli storici del rock vedranno che questa, per la scena indipendente di casa nostra, è stata un’annata strepitosa. Forse la crisi economica aguzza l’ingegno? Meglio non pensarci e ascoltare il decimo album (forse undicesimo) di questo incredibile gruppo di mattacchioni che si diverte a comporre e scomporre rock, jazz, psichedelia, cantautorato, folk, pop e chi più ne ha più ne metta … la musica componibile dei Mariposa, appunto.
Oltre ad essere dei virtuosi dal punto di vista musicale, hanno pure dei testi bellissimi (scritti dal loro barbuto front-man Alessandro Fiori, anche autore delle illustrazioni dell’album), come ad esempio “Piero”, canzone dedicata a Piero Ciampi, struggente e onirica, sintesi perfetta di quello che sono (stati) i Mariposa (e saranno). Ma i Mariposa sono anche psichedelia di marca barrettiana e lunghe tirate in perfetto Frank Zappa-style. Esempi in questo senso sono “Zucca”, acida foto neoneorealista, la dinamica “Clinique Veterinairie” (cantata dal padre del Canterbury sound, Daevid Allen), la strumentale “81 guerra atomica, 84 confronto: rivoluzione” e il rock finale di nonsense zappiano “Can I have bon bon?”. E tutte le altre …
Quando l’ascolto vorrei che non finisse mai. Accendo il lettore e la camera si riempie di colori forti e intensi come in un viaggio allucinogeno. Forse per questo non mi piace ascoltarlo mentre sono in auto. Rischierei l’incidente. Proverò in bici, mezzo adatto a voli surreali(sti).
Mariposa, S/T – La Famosa Etichetta Trovarobato/Audioglobe, 2009
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