"Ho scritto queste canzoni in solitudine, e le parole ruotano spesso attorno alle sensazioni e alle emozioni che non potrei esprimere ad alcuno", ha detto la giovane folksinger inglese a proposito di questo suo secondo cd. C’è da crederle, soprattutto dopo averla sentita sussurrare i pezzi dell’album.
Eliminata l’arpa che l’aveva accompagnata nel celebrato esordio di due anni fa, imbraccia la chitarra acustica o si siede al piano e incanta, come la neve che cade dal cielo. La sua voce è infatti un fenomeno naturale, uno strumento delicato in mezzo a pochi altri (glockenspiel, vibrafono, un Dulcitone vecchio di cent’anni…), ma basta ed avanza.
Sentite cosa riesce a fare nell’intensa “Canopy” giocando con le sole corde vocali e rimarrete stupiti. Voce mitica, quasi da anni sessanta/settanta, anche nella malinconica “Lay Low”, pezzo impeccabile con battimani finale, e nell’emozionante “The Act” con innesti di armonica (sembra una canzone da Woodstock nation). Incantevole pure nel breve strumentale “Cat Bells”, come nel ritmico “Feet of Courage”, caldo e avvolgente o nel finale sospeso di “Winter, Baby”.
Dalla Leaf, la stessa label indipendente di Essie Jain (non è un caso), Nancy Elizabeth sarà a metà novembre in Italia; sono sicuro che riuscirà benissimo ad esprimere le sue emozioni dal vivo e magari tirerà fuori anche le vostre. Mettetela/vi alla prova …
Nancy Elizabeth, Wrought Iron – Leaf, 2009
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