Vengono da Brooklyn i nuovi interpreti di casa Sub Pop e sono sicuramente in grado di mantenere alto il nome della mitica label indipendente di Seattle. All’esordio con questo “I Blame You” dalla copertina stramba e affascinante (sembra la locandina di qualche film horror anni cinquanta, tipo “Blob”, o di un fumetto di serie B), vi ricorderanno molti bei nomi della casa madre.
Si apre con “Widow of My Dreams” il loro album, pezzo dall’andamento ipnotico e chitarre golose, per proseguire con “Pine On”, psicotica barret-song buona per una scena d’inseguimento d’auto, e poi “Fake Kinkade”, con chitarre a briglia sciolta e una batteria insistente. Grazie al quarto pezzo, “Two-Headed Coin”, il disco raggiunge il suo vertice: blues sporco buono per un film del giovane Jarmush (ricorda in parte la musica nella scena iniziale del suo cult assoluto “Daunbailò”); ma non sono niente male anche “Talking to the Dog” (tra Iggy Pop e il grunge), “Lilies in the Street”, classico del rock già al primo ascolto e “SUD”, crepuscolare, psichedelica, sperimentale canzone per un moderno film western.
“I Blame You” potrebbe diventare il disco preferito di molti ascoltatori di rock degni di questo titolo e gli Obits tra i nomi più citati della scena indipendente. Sinceri, diretti, senza fronzoli. Dal 24 marzo invaderanno il mondo, come un blob gelatinoso. State attenti!
Obits, I Blame You – Sub Pop/Audioglobe, 2009
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