Musica e Libri
10/04/2009
Le uova dell'Alligatore
Musica indipendente come sorpresa: l'Alligatore ci regala le sue uova, per una Pasqua da farsi esplodere le orecchie.

di L'Alligatore

Uova di cioccolato equo e solidale con dentro rock sotto forma di dischetti metallici… da uova come queste è nato l’Alligatore! Da uova come queste può nascere la nostra nuova musica indipendente!

Julie’s Haircut, Our Secret Ceremony – A Silent Place/Fanzines, 2009
Sono passati solo alcuni mesi di questo 2009 e abbiamo tra le orecchie già il disco dell’anno. I Julie’s Haircut, dopo anni di performance sui palchi, quattro memorabili album e sbattimenti vari, hanno dato alle stampe un cd doppio (ma anche vinile e digital download, giusto per non farsi mancare nulla) con queste caratteristiche, un cd battente bandiera wonderlandense.
In parte dovuto al caso (dopo mesi di registrazioni si sono trovati tra le mani tanto materiale buono), in parte voluto (deve essere l’album della definitiva consacrazione dei Julie’s), “Our Secret Ceremony†è contraddistinto da un disco 1, “Sermons†(più forma-canzone) e un disco 2, “Liturgy†(più dilatato-dilatante); non c’è però una linea di demarcazione netta tra i due, nel senso che nel primo ci possono essere dei brani più sperimentali come nel secondo alcuni più classici. Massima libertà espressiva dunque. Pezzi lunghi e pezzi brevi, arrangiamenti variopinti, un sacco di ospiti (tanti da sembrare un collettivo), novanta minuti di musica alla faccia del minimalismo. Parafrasando Truffaut: la mia droga si chiama Julie’s Haircut.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Julie’s Haircut

Alessandro Grazian, Indossai – Trovarobato/Audioglobe, 2008
Se dividete la musica tra musica primaverile e musica autunnale, come le verdure, ripassate verso fine anno. Se invece la ritenente una cosa priva di senso (e poi, signora mia, le mezze stagioni non esistono più), allora continuate pure a leggermi e poi ascolterete Alessandro Grazian in ogni occasione (ai tropici come al polo).
Uscito lo scorso autunno con questo suo secondo album, sempre con la Trovarobato, ha sparso umori mitteleuropei e buone canzoni d’autore di rara intensità. Suggestioni cinematografiche tra Nicola Piovani e Morricone in “Acquaâ€, magia in “Diteci che siamo sani†con il violino di Nicola Manzan ad aprirvi varchi nel cuore, cantautorato classico ma non troppo in “Chiassoâ€, con il piano di Enrico Gabrielli ad aprirvi varchi nel cervello. E poi la Francia di “Sainte Epineâ€, la Vienna di Egon Schiele e della moglie Edith Harms in “Fiaba Rossaâ€, la Russia di “San Pietroburgo†con l’amico Emidio Clementi a declamare. C’è tanto da imparare…
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ad Alessandro Grazian

Giancarlo Frigieri + Mosquitos, In love – Black Candy/Audioglobe, 2009
È raro trovare un album a firma di due diversi gruppi. A volte un musicista collabora al lavoro di un altro, suona in un paio di canzoni, canta, ma è difficile vedere una piena e totale condivisione di un progetto. Anche per questo “In love†è prezioso. Ma non solo per questo. Ci sono almeno altre nove buone ragioni per apprezzarlo, le nove canzoni in esso contenute.
Dalla ballata romantica che ha dato il nome all’intero cd alla conclusiva dilatata/dilatante “Like Aliensâ€, il tempo passa veloce, allietato dal del sanguigno rock di matrice statunitense. In testa alle mie preferite metto la crepuscolare “A shipâ€, poi “Pravdaâ€, fantastica, leggera, acida (sembra lo slogan di una nuova bibita, ma vi assicuro, è così) e come terza, la nera come la pece (a tratti urlata) “Courage In Thrift Accountâ€. Un cd fatto con il cuore. Un cd che spacca, spacca, spacca …
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista a Giancarlo Frigieri + Mosquitos

Handsome Furs, Face Control – Sub Pop/Audioglobe, 2009
Lo ammetto, hanno scelto una gran brutta cover. Una delle più brutte delle storia del rock. E pensare che il duo composto dal tenebroso Dan Boeckner (membro anche dei Wolf Parade) e dalla bella scrittrice Alexei Perry, si presenta sempre con pose chic in foto molto fighette. Eppure questa volta la coppia ha deciso di mettere questo dobermann ringhioso sulla copertina del loro secondo cd. Anche nel primo, a pensarci bene, c’era una foto strana, ma non così brutta.
Buona invece è la musica (mai giudicare dall’aspetto esteriore), di questo “Face Controlâ€, oggetto tagliente e vibrante fin dal primo pezzo. Nove brani semplici e diretti, minimali e intimi, direttamente dal tinello di casa loro. Drum machine lei, chitarra elettrica e voce lui, per accompagnarci dall’inizio alla fine senza cambi di marcia, ma con ritmo e nostalgia. Una spanna sopra le altre “Evangelineâ€, romantico rock dall’andamento ipnotico e “Radio Kaliningradâ€, conclusivo punk febbricitante che mantiene ciò che promette.
Hanno fatto un minitour in Italia a fine febbraio. Beat(o) chi li ha visti.
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La Piccola Orchestra Felix Lalù, El se sentiva soul – la Ostia Registrazioni Artigianali, 2009
Se fosse nato a Milano o a Roma sarebbe già un divo. Invece è nato e vive nelle valli trentine, ma prima o poi scenderà, chiamato dal successo che merita. Artista totale, Felix si occupa di tutte le fasi della produzione musicale e ha da poco dato alle stampe il suo nuovo divertente cd “el se sentiva soulâ€, grazie a “la Ostia – Registrazioni Artigianaliâ€, sua label personale con un nome che è tutto un programma (nessun riferimento alla cittadina laziale).
Musica demenziale quella di Felix, in ventitré pezzi cantati in italiano, inglese e i vari dialetti della zona. Lui da solo, su divano di casa, aiutato da una quindicina di musicanti dell’underground trentino a divertirsi e divertire con musica di alta qualità e giochi di parole che fanno scompisciare. Non so se sia il nuovo Elio o il nuovo Freak Antoni. Di sicuro ha l’ardire del primo e la viva intelligenza del secondo.
Certo, in Italia ad essere intelligenti non c’è gusto, ma se anche per voi c’è poco dio nei calci nei denti (sembra un De Andrè mistico fatto di acido questa geniale “poco dioâ€) e vi piace la “bartali†di Conte reinterpretata oggi, è il disco giusto per le vostre orecchie. La vera musica indipendente italica è questa. Tra i Gogol Bordello e il West!
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista a Felix Lalù

Les Fauves, N.A.L.T. 2 – Liquid Modernity – Urtovox/Audioglobe, 2009
È proprio una buona annata questa per l’indie italico. Anche il cd dei Les Fauves merita già da ora le prime posizioni della mia ideale classifica dei migliori del 2009. Secondo capitolo perfetto della trilogia iniziata due anni fa con “N.A.L.T. 1 A Fast Introduction†(dove N.A.L.T. significa NOISE ARMS LIMITATION TALKS), registra con sarcasmo e decibel alti le miserie della nostra postmodernità liquida (non a caso il titolo ha preso spunto dal lavoro del sociologo polacco Zygmunt Bauman).
Undici pezzi di puro alternative italico a partire da “Berolina Party Suiteâ€, visionario come pochi, “Snow In Trinidad And Tobagoâ€, suggestivo pezzo da primo rock’n’roll ripassato per bene da una band psichedelica anni ’60, “Cold Shower Tide†(sarebbe stato perfetto in “Velluto blu†di David Lynch), e “Funeral Partyâ€, definito da un anonimo lettore del mio blog come il migliore del cd, una canzone che spacca, la + f…di tutte. Molto evocativa.
Sempre in giro per il globo a fare concerti (credo ci si diverta un sacco), richiesti dal cine (una loro canzone nel cult-movie di Zanasi con Mastandrea, “Non pensarciâ€), sono sempre più forti. Splendida e pop la copertina.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Les Fauves

Lowave, Warpage – Autoprodotto, 2009
Nell’intervista sul mio blog si sono presentati come immagine con quella dell’album stesso, un vero e proprio oggettino di culto per collezionisti (ogni copia diversa dall’altra): “Warpageâ€.
“Warpage†come deformazione, curvatura, distorsione, ma anche come War Page, pagina di guerra, o Warp Age, era distorta. Sono molteplici le letture che vi si possono dare, come sono tanti i nomi che saltano in mente mentre si ascolta l’album (dai primi U2 ai Radiohead, dai Cure agli Smiths…), ma alla fine rimane solo il loro di nome. Segno che hanno già una buona autonomia, questi quattro ragazzi di Prato, nati musicalmente solo nel 2005. Poi la solita trafila: un demo, concorsi e manifestazioni (gli immancabili Italia Wave e Rockcontest), un cd d’esordio, cioè questo. Ora sono pure finiti nelle fauci dell’Alligatore, che ve ne consiglia l’ascolto. Ascoltateli a volume alto. I vicini non protesteranno, ma vi chiederanno in prestito il dischetto (poi, non lo rivedrete più, naturale).
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai Lowave

Ninfa, Stereo Desire – Irma Records, 2008
Come le ninfe della mitologia classica anche questa biondissima musicista si presenta nuda sulla copertina del suo nuovo cd. Non è in un laghetto, ma in un ambiente neutro, con un cavo azzurro legato attorno al corpo. Nella foto sul retro invece, nuota nell’acqua, sempre con il cavo a coprirla. Immagini accattivanti, come la musica electro-rock di buona fattura che produce: dodici pezzi vibranti per ballare con gusto. La mia coda non riesce proprio a stare ferma (come sapete la mia coda non tradisce mai) quando gira il suo dischetto. Lussuriosa nel video “It doesn't matterâ€, ambientato in una stanza d’albergo anni ’80, esperta di b-movies e richiestissima come DJ nei club di tutta Europa. Tra Cristina Martinez e Tying Tiffany… Cercatela nei vari festival estivi. Sarà più di una piacevole sorpresa.
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4 fiori per Zöe, Tredici cose che dovrei dirti – Garrincha dischi, 2008
Un disco dalla lunga gestazione per l’esordio della bolognese Garrincha dischi. Tredici perle sonore con l’amore come tema portante forte, fatte veramente con amore. Come il coloratissimo cartonato che lo racchiude.
“Tredici cose che dovrei dirti†è il perfetto e atteso seguito di “Normalmente scompaionoâ€, ottimo esordio targato sciopero rec/mescal del 2003. Vi si respirano suggestioni filmiche originali (la band è attiva nel musicare/fare film e documentari), anzi, si assiste quasi a tredici piccoli film sull’amore e le sue diramazioni. Titoli come “Attendere, riuscire, avertiâ€, rombante e in salire, con lo splendido violino di Nicola Manzan (ancora lui) in coda, “Come non sopporti†(la perfetta canzone pop italica), “Ancora tu†per reinventare Battisti, “Dieci volte no†con voce maschile e femminile a discutere una storia d’amore difficile (molto anni ’60). E poi, colpo gobbo, Emidio Clementi a declamare il poeta portoricano Pedro Pietri, dal meraviglioso e consigliatissimo “Scarafaggi metropolitani ed altre poesie†…che volete di più? Per me sono i nuovi La Crus.
PER APPROFONDIRE LEGGI LA MIA Intervista ai 4 fiori per Zöe

Wildbirds & Peacedrums, The Snake – Leaf, 2009
Eccovi un disco strano e potente, del quale non è facile parlare (è più semplice ascoltarlo, sorbendolo canzone dopo canzone distesi in poltrona). Ho usato il termine sorbire perché la musica dei Wildbirds & Peacedrums, gustoso nome che cela la coppia svedese Mariam Wallentin (voce ultraterrena e molto altro) e Andreas Werliin (percussioni instabili e molto altro), è un prodotto naturale, come un frutto della terra.
Se la copertina del loro secondo cd, “The Snakeâ€, sembra essere a metà strada tra lo spirituale e il materiale, la loro musica non è da meno. Sì, mistica e sensuale la definirei, dal primo all’ultimo pezzo. Dieci canzoni da rimanere senza fiato, suonate come in un'unica sessione tale è la compattezza e la mancanza di perdite di ritmo. Dall’elegante apertura di “Islandâ€, piena di nebbia e suggestioni d’oltretomba, alla conclusiva “My Heartâ€, pop di un John Lennon al massimo dello sperimentalismo, “The Snake†è la miglior dimostrazione che un album si può reggere sulla sola voce e sulle sole percussioni (o quasi). Ma che voce e che percussioni…
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