Il mondo di oggi è strano. Spesso chi fa musica, prima ancora di iniziare a suonare – a pensare una canzone – sceglie un genere. Cosa farò/sarò da grande? Rocker, cantautore, dj, produttore. L'importante è scegliere. Subito. Per fortuna, c'è gente come Micol Martinez. Lei non ha scelto niente, se non la musica. Chi vive a Milano è abituata a vederla in console alla Casa 139 di Via Ripamonti; altri l'hanno sentita cantare: con il grande Cesare Basile; altri ancora l'hanno vista recitare: pellicole indipendenti come Tagliare le parti in grigio di Vittorio Rifranti, che dopo aver vinto il premio come miglior opera prima al Festival di Locarno non ha (almeno, che ci risulti) trovato distribuzione nelle sale, giusto per ricordare quanto il mercato sia aperto alle nuove proposte di qualità .
Insomma, Micol vive. E chi se ne frega se non ha ancora deciso cosa farà da grande. Secondo noi, è già grande. Ascoltare Copenaghen, il suo disco d'esordio: canzoni diverse, fra loro e dal resto, più testi spessi che costituiscono, a occhio e croce, il centro della sua ricerca. Poesia in musica: “E questo paese nemico e la metà del sogno/caduta da questo lato si è spenta/mi si è buttata addosso la fronte bianca/del tempo.” Il cielo è un gran bel singolo – speriamo che le radio abbiano coraggio – poi belle ballate sempre spruzzate di classico indie rock. A volte Nada, altre quasi Cat Power.
Esordio che non passerĂ inosservato.
Micol Martinez (http://www.myspace.com/micolmartinez)
COPENAGHEN
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